Enogastronomia - Pro Loco Pontelagoscuro

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Enogastronomia

Ospitalità

CIBUS

La Strada dei Vini e dei Sapori della Provincia di Ferrara e' un'itinerario che si sviluppa in tutto il territorio provinciale  uno dei pochi in Italia interamente pianeggianti - attraverso tre distinti percorsi che, pur nell'apparente uniformita' del paesaggio,propongono caratterizzazioni ambientali diverse.Un lungo viaggio nelle terre alluvionali, in gran parte bonificate, che oggi si presentano in maniera ordinata e geomtrica, con strade e canali a fare da tracciati divisori fra poderose opere idrauliche, estese coltivazioni, ambienti naturalistici tra i piu' belli d'Italia e centri d'interesse architettonico, con le meraviglie estensi di Ferrara come riferimento. Il primo dei tre percorsi va alla scoperta del Po e dei suoi sapori, dall'anatra alla salama da taglio, nel rincorrersi dei frutteti, campi di cereali e pioppeti lungo le possenti arginature del Grande Fiume. Il secondo si addentra nelle antiche Corti Estensi attraverso le capitali della salama da sugo, dell'aglio, del riso e dell'asparago. Il terzo infine, si tuffa nelle Terre basse del Parco del Delta, dove si apre il mondo delle Valli, fatto di canneti, impianti da pesca, aree boschive e del volo di migliaia di uccelli dove si producono i Vini DOC delle Sabbie del Bosco Eliceo, leggeri e sapidi, protagonisti enogastronomici  insieme all'anguilla di questo percorso Attraversato da numerose vie di comunicazione, Copparo si trova in un punto naturale e felice di collegamento con importanti centri come Bologna e Venezia. Copparo "Citta' ideale" dove sviluppare la propria attivita' economica in un contesto territoriale favorevole allo sviluppo, che offre grandi spazi per fare investimenti, per vivere bene, usufruendo di strutture di servizio complete che soddisfano i bisogni e le esigenze di tutta la popolazione.


PANIERE DEI PRODOTTI TIPICI LOCALI FERRARESI


MANDULIN DAL PONT


Tipico dolce di Pontelagoscuro conposto di chiare d'uovo, farina, mandorle pelate e tostate, zucchero , burro.               


SALAMA DA SUGO



Le prime testimonianze della salamina da sugo risalgono al 1300 di un certo Guidi Bonaventura che produceva salumi. nel 1481 Lorenzo il magnifico riceve in dono da Ercole 1º d'Este un cesto di salami da sugo ringraziandolo con unamissica. nel 1550 il grande Messisbugo, che trascorse gran parte della sua vita, fino alla morte, alla corte Estense, ricopri' vari ruoli tra cui quello di cuoco e gastronomo. Nella sua vita non manca di valorizzare la cucina del territorio e dei salami alla ferrarese. Ma  nel Settecento con Domenico Vincenzo Chendi, parroco di Tresigallo, che lasalamina ha un proprio codice. Nel 1772 Antonio Frizzi autore de «La Salamei» si esibisce nel Poemetto Giocoso. Con una grafia caratteristica del '700- '800 il salumaio Grata dava istruzioni su come cuocere la salamina: «Alla mattina colla medesima acqua si lava le dette salame e poi, rinnovandoci la sua acqua e posto a fuoco con buglio (bollore) discreto per ore 4 circa non si deve levare il salame dalla pignatta, sin tanto che siera' l'ora di porla in tavola che cosa si vedra'  il suo effetto». La salama (osalamina) da sugo  un insaccato di carni di maiale tipico della provincia di Ferrara. Viene preparata macinando varie parti del maiale, quale lingua, fegato e coppa del collo, alle quali vengono aggiunte varie spezie, come chiodi di garofano, pepe, cannella, noce moscata, sale, il tutto aromatizzato con vino rosso. L'impasto cosi' ottenuto viene insaccato nella vescica del maiale stesso, in una caratteristica forma rotondeggiante, e messa a stagionare. La Salamina posta a stagionare, con un minimo di 6 mesi, ideale 12 mesi, un piatto che di norma viene consumato con clima freddo ed un ottimo regalo da fare per le festivita'  natalizie, questo perche' la preparazione inizia mondando molto bene la salaminada sugo, mettendola a bagno in un recipiente di acqua fredda la sera prima della cottura. Il giorno successivo, la preparazione particolarmente complessa, richiede molte ore di cottura, viene infatti tenuta in acqua quasi all'ebollizione per un tempo variabile dalle sei alle dodici ore, dipende dalla stagionatura della salama, ponendo particolare attenzione a mantenere la salama sospesa, per evitare che venga in contatto con le pareti o il fondo della pentola, e sempre sommersa dall'acqua, rabboccando con acqua calda quando necessario. Una volta pulita va liberata dalle corde, avvolta in un canovaccio o sacchetti di cottura, e appesa con un bastoncino nel mezzo di una capiente pentola piena di acqua fredda. L'insaccato va portato a bollitura, e lasciato cuocere dalle 4 alle 7 ore a seconda della sua stagionatura.



CAPELLACCI


I primi cenni ai "Cappellacci di Zucca ferraresi" si trovano nei ricettari rinascimentali degli Scalchi al servizio della famiglia d'Este a Ferrara dove troviamo i primi riferimenti ai "tortelli di zucca con il butirro".
Gli ingredienti sono gli stessi della ricetta attuale se non fosse per l'aggiunta di alcune spezie, come lo zenzero ed il pepe, oggi cadute in disuso ma all'epoca particolarmente diffuse. Qualche storico locale sostiene che il termine dialettale "caplaz" abbia origine per la forma del prodotto vagamente somigliante a quella del cappello di paglia dei contadini, chiamati per l'appunto caplaz.
La zucca usata solitamente è la violina, varietà che deve il nome alla forma allungata simile a quella dello strumento musicale, per cui, in passato, ha svolto anche funzioni di serbatoio d'acqua o vino e di contenitore di polvere da sparo.
Dopo la cottura, al vapore o al forno, alla sua polpa si mescolano parmigiano reggiano o grana padano, uova, pangrattato, sale, pepe e noce moscata; il ripieno è così pronto per essere racchiuso a tortello nella sfoglia preparata a mano.
Questo piatto tipico è in attesa della certificazione IGP.



PASTICCIO DI MACCHERONI



Caratteristica minestra ferrarese, trionfo delle antiche tradizioni cortigiane. Piatto prelibato, insieme dolce e salato: una crosta di pasta dolce che contiene maccheroni in besciamella e ragu', insaporiti da tartufo e funghi. Si consuma tradizionalmente il giovedi' grasso e l'ultima domenica di Carnevale


SALAME ALL'AGLIO

Saporito insaccato di carni magre suine, a conservazione cruda, diffusissimo in tutta la regione, con innumerevoli procedimenti di preparazione. La variante ferrarese prevede l'impiego nella concia anche di aglio


VONGOLE



Mollusco che popola le sabbie delle zone lagunari. Raccolta dai pescatori della sacca di Goro esprime il suo sapore deciso cucinata con la pasta lunga, in umido o anche solo sbollentata. E' in attesa del marchio Igp.

PAMPEPATO



Tipico dolce natalizio (ma oggi prodotto quasi tutto l'anno) d'origine antichissima fatto con farina, zucchero, cacao, canditi e mandorle. Dopo la cottura in forno viene ricoperto di cioccolato fondente

TENERINA




La torta tenerina è una specialità e un vanto della città di Ferrara.
Preparata con una base di cioccolato fondente, burro, zucchero, uova e pochissima farina, una volta sfornata  è sormontata da una croccante crosticina ed ha la particolarità di rimanere bassa e con un cuore tenerissimo e umido.
Una vera delizia per i cultori del cioccolato!



MELONE



Originario delle zone tropicali o dei simboli dell'agricoltura ferrarese. Il segreto di tanta celebrita'   il terreno ricco di potassio che rende questo frutto succoso, fresco e colorato. Presenza abituale sulle tavole estive e protagonista di sagre e fiere.


COPPIE FERRARESI



La dialettale "ciupeta"  l'unico pane della regione a fregiarsi del marchio Igp. Ottenuto con farina di grano tenero , si presenta con un corpo centrale tozzo, da cui si dipartono quattro corna ritorte e affusolate. E' un pane particolarmente croccante e con poca mollica


COCOMERO FERRARESE



Pianta originaria dell'Africa tropicale ha forma tonda o allungata, buccia dal verde scuro al verde chiaro ha una polpa rossa altamente dissetante. Testimoniato sui banchetti ducali fin dal Trecento oggi parte integrante dell'agricoltura ferrarese


CIAMBELLA o Brazadela



Termine Brazadela, deriva dal fatto che veniva infilata al braccio. I venditori ne portavano diverse al braccio, mentre i consumatori la infilavano nel braccio destro, mentre con il sinistro si versava il vino. E' una ricetta molto antica alcuni dicono risalga al XIII secolo. In questo caso il prodotto  antecedente alla rinomata corte Estense, pare anzi che sia un prodotto di derivazione molto piu' popolare anche se in passato, questo dolce veniva fatto nelle occasioni speciali perche' era sostanzioso ma non vi erano soldi per comprare dolciumi. Nella tradizione ferrarese, la brazadela viene anche usata anche come base per preparare dolci al posto del pan di spagna, l'esempio piu' famoso la Zuppa Inglese fatta con brazadela bagnata nell'alchermes. La ciambella (Brazadela) va servita a fettine, con buon vino rosso da dessert, affinche' i commensali la intingano nel bicchiere, come una volta. Una interpretazione piu' moderna ma che ha preso molto piede a Ferrara  la brazadela a due colori, bianca e nera, ovvero una parte dell'impasto viene aggiunta di cacao e poi si compongono le due diverse sfoglie cosi ottenute intrecciandole o sovrapponendole tra loro ed ottenendo all'uscita una gustosissima ciambella, colorata e bella anche da vedere nel servire



 
 
 
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