LA MEMORIA RITROVATA

7. Il Decumano: Via Panaro e Via Mare

⇒ PANORAMICA

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Via Panaro e Via Mare costituivano i due tratti di un’unica arteria che attraversava Pontelagoscuro parallelamente alla Piarda, l’ampia area golenale compresa tra l’abitato e il Po, utilizzata per attività portuali, commerciali e ricreative. La Via Coperta ne segnava il punto d’incontro: verso ovest si percorreva Via Panaro, verso est Via Mare. Lungo questa strada si concentravano abitazioni, negozi e luoghi di ritrovo che animavano la vita quotidiana del borgo. All’inizio di Via Panaro, alla fine degli anni Venti, sorse il celebre Salé, uno chalet estivo affacciato sul fiume dove si ballava e ci si incontrava nelle sere d’estate. La vicinanza della tramvia richiamava numerosi ferraresi, attratti dall’atmosfera vivace del locale e dal fascino del grande fiume.

⇒ LA GRANDE STORIA

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Cos’era “Il Decumano” a Pontelagoscuro

Con il termine “decumano” si intende l’insieme delle strade via Panaro e via Mare che si trovavano rispettivamente ad ovest e a est della via Coperta e che correvano sull’argine maestro assumendo questo nome all’interno del borgo di Pontelagoscuro.

La via Coperta era divisa in due da queste strade e vi erano due ampi archi che ne permettevano il passaggio.

I nomi delle due vie erano perfettamente logici in quanto indicavano dove sarebbe arrivato chi avesse continuato il percorso sull’argine maestro.

Infatti a est sarebbe arrivato fino al mare non essendoci nessun altro affluente del Po che interrompesse l’argine mentre invece a ovest sarebbe arrivato fino a dove il Panaro si immette in Po.

Via Panaro rappresentava l’ingresso ovest del borgo per chi proveniva dalla strada sull’argine ed era un punto nevralgico della vita cittadina. Tra gli edifici principali vi era l’edificio della Delegazione e delle Scuole Elementari che ospitava al piano terra gli uffici della delegazione comunale e al piano superiore le scuole elementari del paese.

Si trovava all’inizio di via Panaro sulla sinistra e cioè dal lato del Po ma, subito prima di questo edificio c’era una bassa costruzione vetrata.

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La costruzione vetrata prima della Delegazione comunale era il cosiddetto “Padiglione Estivo” detto anche “Lo chalet” e popolarmente “Al Salé”.

La struttura prese forma tra la fine dell’Ottocento e i primissimi anni del Novecento, nel periodo in cui Pontelagoscuro conobbe un vero e proprio “boom” di frequentazione estiva da parte della borghesia ferrarese e dei viaggiatori lungo il Po.

Sorgeva lungo Via Panaro, a ridosso dell’area del canale e del fiume Po, in una zona ventilata e ombreggiata, ideale per le serate estive quando il teatro al chiuso diventava troppo caldo per le rappresentazioni. Non era un semplice cortile all’aperto, ma un’arena/padiglione con cassa armonica e gallerie eleganti, spesso dotata di coperture leggere in legno, arredi da caffè-concerto, gazebo e luminarie per la sera.

Durante i mesi estivi (da maggio a fine settembre), il Padiglione di Via Panaro si trasformava nel cuore pulsante del divertimento ferrarese. Vi si tenevano concerti di bande musicali, piccole orchestre d’archi e complessi jazz/swing dagli anni ’20 in poi, riduzioni estive delle grandi operette in voga al Teatro Cavallari dove le compagnie si esibivano all’aperto sfruttando l’acustica del padiglione per far risuonare arie celebri, serate danzanti che attiravano centinaia di giovani da Ferrara e dai paesi limitrofi del rodigino, spettacoli di attrazione, numeri di magia, declamazioni comiche e il tradizionale teatro dei burattini ferrarese. Inoltre, tra gli anni ’10 e ’30, il padiglione divenne anche una delle primissime “arene cinematografiche estive”, proiettando film muti con accompagnamento di pianoforte dal vivo e successivamente i primi film sonori.

Era costume locale che durante le pause degli spettacoli ufficiali si esibissero stornellatori e suonatori di mandolino, ingaggiati spesso dai gestori per intrattenere chi consumava granite e sciroppi ai tavolini.

Le aule scolastiche avevano delle finestre che davano sul Po e allora, per evitare che i bambini si distraessero osservando il traffico fluviale, i banchi venivano disposti in modo che queste finestre si trovassero dietro gli scolari e non su di un fianco come sarebbe stato più logico.

Sempre sul lato sinistro della via e subito dopo il plesso scolastico/municipale era situato l’Ufficio Postale.

Proseguendo lungo via Panaro sulla destra, quasi attaccati alla via Coperta vi erano alcuni brevi Portici detti “dei Panzin”.

Erano un punto di ritrovo iconico della Pontelagoscuro di fine Ottocento e inizio Novecento. Qui sostava abitualmente il taxi di Rosignoli, prima auto pubblica di Pontelagoscuro, che, prima della costruzione della tranvia, faceva un servizio quasi regolare per Ferrara proponendo addirittura degli abbonamenti a buon prezzo.

All’angolo fra via Panaro e la via Coperta si trovava il locale della ditta Fumana dalla Clementa (poi diventata il famosissimo Caffè Apollo). Il pasticcere Giovanni Orazio Ferraguti, per non sprecare i grandi quantitativi di albumi d’uovo avanzati dalla produzione dei suoi rinomati gelati, inventò i Mandurlin dal Pont (Mandorlini del Ponte).

A quel tempo la base per fare i gelati non era il latte come al giorno d’oggi bensì il tuorlo d’uovo e si dice che fossero molto più buoni degli attuali ma poi la cosa fu abbandonata dato che andavano usate uova fresche e c’è il rischio della salmonella. Particolarmente rinomato era il gelato al cioccolato del caffè Apollo.

Una volta tolti i tuorli rimanevano grandi quantità di albume e per un certo periodo questi albumi furono regalati allo orfanotrofio che li utilizzava per fare delle frittate (non so quanto apprezzate dagli orfanelli).

Si dice che un garzone ebbe l’idea di riutilizzarli e così nacque l’idea dei Mandorlini e lo sviluppo della ricetta utilizzando le mandorle che allora avevano un costo molto basso e lo zucchero prodotto in grande quantità proprio a Pontelagoscuro.

Così montando gli albumi a neve con tanto zucchero prodotto dai tre zuccherifici di Pontelagoscuro, aggiungendo mandorle, farina e burro e cuocendo a fuoco basso sono nati i mandorlini.

Lungo via Mare di Pontelagoscuro sorgevano principalmente abitazioni civili, botteghe artigiane e magazzini legati alle attività quotidiane e commerciali del porto fluviale sul fiume Po.

A differenza della vicina via Panaro, che ospitava scuole e delegazione comunale, via Mare aveva un carattere prevalentemente residenziale e popolare, inserito nel tessuto fitto di case a schiera e corti tipico del borgo fluviale.

Nell’Ottocento su via Mare sorgeva l’edificio della Dogana che era vicinissimo alla via Coperta e sempre della dogana erano altri due edifici, situati però più in là,  che fungevano da emporio e magazzino. In mezzo vi erano magazzini privati e case di proprietà dei principali spedizionieri del borgo.

Tutto ciò perché, nel 1829, il Pontefice, Pio VIII, per rivitalizzare il commercio fluviale, concesse a Pontelagoscuro l’Emporio di Assegna per le merci estere.

I mercanti del borgo si resero subito conto dell’importanza della cosa ed i loro deputati, in segno di ringraziamento, fecero coniare una apposita medaglia che venne realizzata da Nicola Cerbara, figlio del famoso incisore Giovanni Battista Cerbara.

Questa volta, infatti, la concessione, approvata l’8 giugno 1829, non era una semplice dichiarazione come era stato, nel 1817, il dichiarare Pontelagoscuro “porto franco”, ma prevedeva per i commercianti di Pontelagoscuro il privilegio dell'”Emporeo fittizio” per i loro magazzini e cioè potevano tenere nei loro magazzini le varie merci per poi spedirle successivamente per via di terra (pagando il dazio) o per via d’acqua (non pagando il dazio).

Per alcune merci più pregiate ciò non valeva e quindi queste merci (tessuti, pellami, pellicce, libri, armi, medicinali e chincaglierie) andavano depositate nei magazzini della dogana.

Con la fine dello Stato pontificio tutto ciò cessò e quindi anche l’importanza della Dogana andò diminuendo

I magazzini privati sorgevano ovviamente dal lato della golena e quindi anche le case fatte costruire e abitate dagli spedizionieri sorgevano da quel lato lì. C’era il problema che, di tanto in tanto, la golena veniva invasa dall’acqua per cui generalmente nelle case si viveva al primo piano utilizzando il piano terra come deposito o affittandolo a famiglie più povere.

Alcuni però avevano fatto costruire un collegamento con l’argine per cui uscendo dal primo piano si arrivava direttamente su via Mare.

Una di queste case era quella situata in via Mare, 57. Questa casa era contro all’argine e aveva una specie di terrazzino che la collegava alla sommità dell’argine. Il terrazzino era chiuso da tutti i lati per cui vi si potevano lasciare i bambini piccoli senza tema che si mettessero in pericolo.

Questa casa ha una storia particolare infatti era sopravvissuta ai bombardamenti che hanno distrutto Pontelagoscuro ma era poi stata abbattuta per permettere la costruzione della rampa di accesso al ponte Bailey provvisorio e quando la si era dovuta vuotare in tutta fretta, si era dovuto abbandonare all’interno un bel tavolo di marmo troppo pesante per essere spostato.

Molti anni dopo, Lee Dickman, uno dei genieri sudafricani che costruirono il ponte Bailey di Pontelagoscuro, detto Springbok Bridge, che ha scritto un racconto sulla sua costruzione, confermò che alcune case furono demolite per poter costruire la rampa di accesso dopo che gli abitanti erano stati evacuati dalla Polizia Militare.

⇒ DUE PAROLE

Testi e voce di Gabriele Botti