LA MEMORIA RITROVATA

12. Il ponte ferroviario sul Po

⇒ PANORAMICA

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La ferrovia raggiunse Pontelagoscuro nel 1863, quando il paese divenne capolinea della linea proveniente da Bologna. Dopo l’annessione del Veneto al Regno d’Italia, si rese necessario un collegamento stabile oltre il Po e nel 1866 fu realizzato un primo ponte ferroviario in legno. Cinque anni più tardi la struttura venne sostituita da un più moderno ponte in ferro, destinato a sostenere il crescente traffico ferroviario nazionale. La nuova infrastruttura favorì lo sviluppo industriale del territorio e collegò direttamente Pontelagoscuro alle principali direttrici del Nord Italia. Durante la Seconda guerra mondiale il ponte divenne un obiettivo strategico e venne ripetutamente colpito fino alla sua distruzione, condividendo il destino del paese che sorgeva attorno ad esso.

⇒ LA GRANDE STORIA

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1862: arriva la ferrovia a Pontelagoscuro

Nel 1862 veniva costruita la linea ferroviaria Bologna – Ferrara – Pontelagoscuro progettata dall’ingegnere francese naturalizzato italiano Jean-Louis Protche.

Il 26 gennaio 1862 fu inaugurato il primo tratto Bologna – Ferrara, La ferrovia venne prolungata di pochi chilometri da Ferrara fino a Pontelagoscuro. Il 15 aprile 1862 venne inaugurato questo secondo tratto e si diede inizio al  servizio passeggeri.

A quell’epoca, il Veneto faceva ancora parte dell’Impero Austriaco. Pontelagoscuro non era solo una frazione periferica, ma il vero e proprio confine di Stato (tra il Regno d’Italia e il Lombardo-Veneto austro-ungarico) e uno dei porti fluviali più importanti del Po.

I binari arrivavano direttamente a ridosso dell’argine del Po. Questa posizione permetteva ai treni di terminare la corsa proprio di fronte alla dogana e al porto fluviale, facilitando il trasbordo di merci e passeggeri verso i battelli e i traghetti che attraversavano il fiume diretto a Occhiobello.

In Veneto, durante il dominio austriaco (Regno Lombardo-Veneto), era stata realizzata da tempo la prima ferrovia tra Venezia e Padova che fu la celebre “Ferrovia Ferdinandea” (chiamata così in onore dell’imperatore Ferdinando I d’Austria).

Il primo tronco in assoluto tra Padova e Marghera era stato inaugurato il 13 dicembre 1842 mentre il tratto finale con il Ponte della Libertà sulla laguna fino alla stazione di Venezia Santa Lucia era stato completato e aperto l’11 gennaio 1846.

Molti anni dopo si decise il successivo prolungamento verso sud verso Rovigo e il fiume Po che faceva parte del progetto della “Ferrovia Lombardo-Veneta”.

La tratta Padova – Rovigo venne inaugurata l’11 giugno 1866, pochissime settimane prima dello scoppio della Terza Guerra d’Indipendenza (giugno-luglio 1866) che avrebbe portato all’annessione del Veneto all’Italia.

Subito dopo Rovigo, la linea proseguiva verso sud  arrivando esattamente sulla sponda sinistra (nord) del Po. Il capolinea provvisorio fu fissato, a pochissimi metri dall’alveo del fiume, in una stazione chiamata “Pontelagoscuro-Sponda Sinistra” ma che in realtà si trovava nel territorio del Comune di Crespino/Fiesso Umbertiano.

 

Con l’annessione del Veneto all’Italia, Pontelagoscuro perse la funzione di capolinea di confine e si diede immediatamente inizio alla costruzione di un ponte in legno provvisorio sul Po per collegare Pontelagoscuro a Rovigo e Padova, unificando la due linee preesistenti.

Dopo il plebiscito di annessione il Re Vittorio Emanuele II era entrato solennemente a Venezia il 7 novembre 1866 e trascorse in laguna cinque giorni di festeggiamenti ufficiali, per poi ripartire la mattina di lunedì 12 novembre alla volta di Firenze, allora Capitale d’Italia.

Poiché il ponte ferroviario provvisorio sul fiume Po tra Occhiobello e Pontelagoscuro non era ancora stato completato, la linea ferrata fra le due sponde si interrompeva. Il Sovrano e il suo seguito – tra cui spiccavano i Principi e il generale Alfonso La Marmora – arrivarono sulla sponda veneta e attraversarono il fiume Po.

Sulla sponda emiliana il Re  trovò la stazione di Pontelagoscuro riccamente addobbata a festa, gremita di autorità locali, forze armate e una grande folla di cittadini.

Ad aspettarlo sul binario c’era il convoglio reale appositamente allestito. Pontelagoscuro rappresentava in quel momento la stazione di testa della linea che collegava direttamente la zona del Po a Bologna, e da lì all’Appennino verso Firenze.

Dopo i saluti d’ordinanza e il breve ricevimento, il corteo reale si imbarcò sul treno per proseguire verso la Capitale, dove fu accolto da trionfali manifestazioni patriottiche.

Il Re, pochi giorni dopo il suo rientro a Firenze (allora Capitale d’Italia) lasciò nuovamente la capitale per intraprendere un tour ufficiale nelle principali città venete liberate, inteso a rafforzare la presenza delle istituzioni italiane e celebrare ufficialmente il ricongiungimento del Veneto al Regno.

Il Re era diretto a Verona, Mantova e nuovamente nel Veneto per cui la linea ferroviaria via Bologna–Ferrara–Pontelagoscuro con proseguimento verso Rovigo e Padova rappresentava la via terrestre più rapida per collegare Firenze alla Pianura Padana e alle terre venete.

Dopo l’annessione del Veneto era stata realizzata, a cura l’Ing. Cannellutti, a tempo di record (tre mesi) un’imponente opera provvisoria: un ponte in legno ad arconi e tralicci lungo oltre 500 metri che venne collaudato dal passaggio dei primi treni merci di prova il 20 novembre 1866.

Il giorno successivo, 21 novembre 1866, il ponte provvisorio fu inaugurato ufficialmente con il passaggio del “Treno Reale” con a bordo Vittorio Emanuele II. Fu il primo treno in assoluto a collegare in modo continuo e senza interruzioni la rete ferroviaria emiliana con quella veneta, segnando la prima vera continuità su rotaia tra il centro Italia e il nord-est.

A differenza del viaggio di nove giorni prima (12 novembre) – in cui il Re si era dovuto fermare per un tempo prolungato alla stazione per effettuare il cambio tra la navigazione fluviale/traghetto e il treno – il 21 novembre non vi fu una vera e propria coincidenza di viaggio, poiché il treno attraversò direttamente il fiume Po sopra il nuovo ponte.

Tuttavia, il treno reale effettuò una breve sosta tecnica e celebrativa alla stazione di Pontelagoscuro. Le autorità ferraresi e la popolazione si radunarono nuovamente in stazione e lungo il rilevato ferroviario per acclamare il Re ed essere testimoni storici del primo attraversamento ferroviario diretto del fiume Po. Dopo i saluti e la benedizione/inaugurazione simbolica dell’opera, il treno proseguì la corsa in direzione Rovigo e Verona.

Sul ponte provvisorio in legno transitò poi un altro convoglio reale. Il principe Umberto di Savoia (futuro re Umberto I) e la cugina Margherita di Savoia si erano sposati a Torino il 22 aprile 1868. Subito dopo il matrimonio, la giovane coppia intraprese un lungo e sfarzoso viaggio in treno per mostrarsi alle popolazioni delle diverse città del nuovo Regno d’Italia. Dopo le tappe a Firenze (allora Capitale), Milano e Genova, la comitiva reale fece rotta verso il Veneto, annesso solo da due anni.

Per raggiungere Venezia da Firenze/Bologna, il convoglio reale doveva percorrere proprio la linea Bologna – Ferrara – Pontelagoscuro, per poi varcare il Po e proseguire verso Rovigo e Padova. La stazione di Pontelagoscuro fu allestita con festoni, drappi bicolore, stemmi sabaudi e archi di trionfo floreali per salutare il passaggio dei Principi che avvenne il 21 maggio 1868. La presenza della diciassettenne Principessa Margherita – descritta dalle cronache del tempo come “avvenentissima”, radiosa e dotata di grandissimo fascino – suscitava ovunque un entusiasmo enorme, contribuendo a creare il primo vero mito pop della monarchia italiana (“il margheritismo”). Il treno effettuò una breve sosta tecnica a Pontelagoscuro tra le acclamazioni della popolazione, delle autorità locali e delle rappresentanze civili ferraresi radunate lungo i binari, prima di impegnare il ponte sul Po e proseguire la corsa verso la Laguna, dove gli sposi vennero accolti da storiche regate e feste sul Canal Grande.

Però il ponte sul Po impose una drastica modifica all’altimetria della linea. Per permettere ai treni di superare la quota dell’argine e raggiungere il ponte, fu costruita un’imponente rampa d’accesso in rilevato. Questo rese inutilizzabile la primissima stazione di testa del 1862 posta in basso vicino alla riva, costringendo i tecnici a arretrare la ferrovia e posizionare il nuovo scalo in quota, a circa 700 metri dal centro abitato di allora.

I lavori per la costruzione del ponte definitivo in ferro sul fiume Po furono affidati alla società francese Cail e iniziarono nel 1869. Per la costruzione delle fondazioni e dei piloni del ponte definitivo in ferro si utilizzò la nuovissima tecnica dei cassoni subacquei in aria compressa (o cassoni pneumatici).

Tale tecnologia era stata adattata per la prima volta alla costruzione dei piloni di un ponte nel 1851, in occasione della realizzazione delle fondazioni di un viadotto ferroviario vicino a Rochester, nel Regno Unito.

Da lì, l’ingegneria britannica e francese iniziò ad applicarla regolarmente per superare corsi d’acqua profondi. La tecnica fu usata per la costruziione del Royal Albert Bridge in Inghilterra (completato nel 1859).

Mentre veniva usata a Pontelagoscuro per la costruzione del ponte ferroviario in ferro erano in costruzione nel mondo altri due ponti con la medesima tecnica: l’Eads Bridge sul fiume Mississippi a Saint Louis, negli Stati Uniti (iniziato nel 1867 e completato nel 1874) e il fomosissimo Ponte di Brooklyn a New York (i cui enormi cassoni pneumatici furono affondati a partire dal 1870-1871).

Questo metodo rivoluzionò l’ingegneria civile perché permise agli operai di lavorare “all’asciutto” direttamente sul letto dei fiumi o dei mari, raggiungendo la roccia solida anche a grandi profondità, sebbene all’epoca si dovessero ancora fare i conti con i gravi rischi legati alla malattia da decompressione (allora nota come *”malattia dei cassoni”.

Per questo motivo i lavori in corso a Pontelagoscuro erano di grandissimo interesse e nel giugno del 1870 una squadra di allievi del 2° anno di corso della Scuola d’applicazione per gli ingegneri in Torino, in viaggio d’istruzione, visitò il ponte provvisorio in legno sul Po per la ferrovia Bologna – Padova e gli interessanti lavori, ad aria compressa, per le fondazioni del ponte definitivo in ferro che si stava costruendo a Pontelagoscuro.

Il ponte definitivo in ferro sul fiume Po fu inaugurato il 26 ottobre 1871. Era costato tre milioni di lire e due anni di lavori.

Per testare la resistenza e la stabilità delle travate metalliche sotto un carico eccezionale, fu fatto transitare un convoglio pesantissimo composto da ben dodici locomotive a vapore accodate, le quali occupavano una lunghezza complessiva di 154 metri. Ognuna delle locomotive aveva un suo nome. I nomi erano: Scintilla, Cervo, Bentivoglio, Magnolia, Orazio, Luna, Massa, Mortara, Piacenza, Bologna, Roma e Freccia.

Il superamento positivo di questo rigido stress test aprì la strada alla messa in esercizio della linea.

Nel luglio del 1872 venne demolito il ponte provvisorio in legno costruito sul Po per la ferrovia Bologna – Padova.

Questo ponte venne distrutto durante la Seconda guerra mondiale. A causa della sua vitale importanza strategica per il transito dei rifornimenti militari dell’Asse verso il fronte, il ponte ferroviario (insieme all’intero centro abitato di Pontelagoscuro) divenne l’obiettivo primario dei bombardamenti aerei degli Alleati.

Nel 1945 del vecchio ponte in ferro del 1871 rimasero soltanto pochi tronconi spezzati e semisommersi nel fiume.

Il nuovo ponte ferroviario definitivo fu ricostruito poco più a monte e ripristinato sul finire degli anni ’40 (completato nel 1949), comportando anche lo spostamento del tracciato e l’addio alla configurazione originaria ottocentesca.

⇒ DUE PAROLE

Testi e voce di Gabriele Botti