LA MEMORIA RITROVATA

5. La Via Coperta - Esterno

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La Via Coperta costituiva uno degli accessi principali al centro di Pontelagoscuro e al ponte sul Po. L’area antistante era il cuore della vita del paese: qui si svolgevano mercati, fiere e attività commerciali che richiamavano abitanti e viaggiatori. Sotto i portici si affacciavano botteghe e locali pubblici, tra cui il celebre Caffè Apollo, rinomato per i suoi gelati artigianali e ricordato dalla tradizione come uno dei luoghi legati alla nascita dei famosi Mandurlin dal Pont. Più che un semplice luogo di passaggio, questo spazio rappresentava il centro degli scambi economici e della socialità pontesana.

⇒ LA GRANDE STORIA

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La prima Via Coperta…. a Ferrara

Per i Pontesani dire Via Coperta è dire Pontelagoscuro ma ben pochi sanno che a Ferrara esisteva una via detta “coperta” ben prima di quella di Pontelagoscuro e che addirittura esiste ancora anche se si tratta di una cosa ben diversa.

Nella primavera del 1385 la popolazione di Ferrara era esasperata da una situazione economica pesantissima, aggravata da carestie, povertà e, soprattutto, da una pressione fiscale ritenuta insopportabile. Niccolò II d’Este aveva imposto nuove e pesanti tasse per far fronte alle esigenze della signoria, e il malcontento popolare covava sotto la cenere, pronto a esplodere.

Il bersaglio principale della rabbia popolare divenne Tommaso da Tortona, un influente giurista e magistrato (il Giudice dei Savi) nonché consigliere economico e fiscale del marchese, ritenuto il principale responsabile della linea dura sulle tasse.  

Il 3 maggio 1385 scoppiò una violenta sommossa: la folla inferocita invase le strade, assaltò i palazzi del potere e catturò Tommaso da Tortona. Il magistrato fu linciato e letteralmente fatto a pezzi per le vie della città. La furia dei rivoltosi mise seriamente in pericolo la stessa incolumità della famiglia degli Estensi, che rischiò di essere travolta dalla sollevazione.  

Spaventato dalla ferocia della rivolta e capendo che il tradizionale Palazzo Ducale non offriva alcuna protezione di fronte a una sommossa interna, il marchese Niccolò II decise che la signoria aveva bisogno di una roccaforte inespugnabile. Pochi mesi dopo, il 29 settembre 1385, fu posta la prima pietra del Castello di San Michele (il nome originario del Castello Estense).

La struttura fu concepita esattamente come una potentissima macchina da guerra dotata di torri, cortine e fossati pieni d’acqua, pensata non solo per difendere Ferrara da eventuali attacchi esterni (come le mire dei vicini Veneziani o di altre signorie), ma soprattutto come un formidabile strumento di controllo politico e militare interno, pronto a reprimere sul nascere qualsiasi altro tentativo di rivolta del popolo ferrarese e a proteggere la dinastia estense da minacce “di casa”.

Il famoso passaggio sopraelevato a cui fai riferimento è uno degli elementi architettonici più affascinanti e strategici del complesso estense. Ecco tutti i dettagli sulla sua storia, sul nome e sulla sua situazione attuale:

La Via Coperta è il corridoio sopraelevato fortificato che unisce direttamente il Palazzo Municipale (l’antico Palazzo Ducale, residenza originaria degli Estensi) al Castello Estense.  

Nato inizialmente come una semplice struttura di collegamento in legno e poi trasformato in un solido edificio in muratura, questo corridoio permetteva ai duchi e ai membri della corte di spostarsi in totale sicurezza tra la loro residenza ufficiale e la fortezza militare. In caso di tumulti popolari, congiure o attacchi improvvisi, la famiglia estense poteva rifugiarsi nel castello senza dover per forza percorrere le strade della città ed esporsi al rischio di agguati.

Si tratta letteralmente di una strada coperta e protetta (un camminamento chiuso) sospesa in aria. La struttura poggia al piano inferiore su cinque grandi arcate (o fornici) che consentono il passaggio pedonale e visivo tra la Piazza Municipale (oggi Piazza Savonarola) e la Piazza del Castello.

Ma anche a Pontelagoscuro prima della nascita della “Via Coperta” storica era stata progettata un’altra “Via Coperta” a servizio dello scarico delle barche. A Pontelagoscuro i Bentivoglio possedevano importanti proprietà e grandi depositi di cereali (i granai), fondamentali per lo stoccaggio e il commercio del grano che transitava via fiume verso Ferrara e altri mercati.

Il progetto originario prevedeva la costruzione di una via coperta che collegasse direttamente questi magazzini con le sponde e il porto sul fiume Po. Tuttavia, l’opera si scontrò subito con un ostacolo insormontabile e cioè che, per tracciare il passaggio, sarebbe stato necessario espropriare o acquistare terreni di proprietà privata altrui. Di fronte a richieste economiche troppo alte o al rifiuto dei proprietari, l’opera fu bloccata e non venne mai realizzata. I granai dei Bentivoglio, che si trovavano al termine del canale che allora aveva solo il ramo che piegava a destra del borgo, andarono poi distrutti durante la guerra di Castro iniziata nel 1643.

L’idea di una struttura protetta in quella zona non cadde del tutto nel dimenticatoio, ma si dovette attendere qualche tempo.

Nel 1647 per volere del Cardinale Giovanni Stefano Donghi,  che fu legato pontificio a Ferrara tra il 1644 e il 1648, (allora il governo di Ferrara dipendeva direttamente dallo Stato Pontificio dopo la devoluzione del 1598), iniziò la costruzione della celebre Via Coperta di Pontelagoscuro che terminò l’anno successivo. Si trattava di un monumentale porticato lungo oltre 110 metri. La struttura nacque proprio con la funzione di grande magazzino/granaio pubblico per lo stoccaggio delle merci e divenne il cuore pulsante del porto fluviale.

Non si trattava infatti di un semplice passaggio, ma di un lunghissimo e monumentale loggiato formato in parte da archi aperti in parte da archi pieni che nasceva per proteggere le attività commerciali e di stoccaggio delle merci collegate al porto sul fiume Po, fungendo da grande magazzino/granaio pubblico in un’area nevralgica per i traffici tra Ferrara e Venezia.

C’è chi scrisse che la Via Coperta venne edificata con le pietre del palazzo ducale che sorgeva nell’Isola ma la stessa cosa era stata detta per i forti costruiti durante la guerra di Castro pochi anni prima.

Nella facciata verso il Po fu posta una gran lapide di marmo con caratteri di bronzo cubitali; essa fa menzione della guerra coi Veneziani e ricorda la ruina del paese.

L’iscrizione della lapide è la seguente: INNOCENTIO. X. P.O.M. OBSCURI LACUS SUBURBIUM APPULSU MERCIUM CLARUM BELLICO FATO FUNDITU ABRASUM IN PROPUGNACULA AC TENTORIA FACIE MUTATA STEPHANUS. S.R.E. CARD. DONGHUS PLENIPOTENTI AUCTORITATE PACE COMPOSITA LEGATUS A LATERE RESTAURAVIT PORTITORIA EX AURO PONTIFICIO ADSTRUCTA DOMO FERRARIE Q. CONIUNCTO PADO TRANSEUNTIBUS TEGUMENTUM. ANNO. MDCXXXXV

La lapide celebrativa è dedicata a Papa Innocenzo X (Giovanni Battista Pamphilj), il pontefice regnante durante gli anni in cui il cardinale Donghi operò come legato e in cui l’opera fu portata a compimento.

Sempre nel 1647, il cardinale Donghi fu il committente di un’altra opera straordinaria, questa volta a Comacchio: il lunghissimo portico che unisce il centro abitato al celebre Santuario di Santa Maria in Aula Regia. anche in questo caso l’architettura riprende il modulo grandioso del porticato continuo, strutturato con 143 archi e colonne marmoree, pensato per consentire ai pellegrini e ai cittadini di raggiungere il santuario riparati dal sole o dal maltempo (un aspetto non secondario in un territorio lagunare).  

L’opera serviva anche a saldare visivamente e urbanisticamente il santuario mariano, custode della veneratissima immagine della Madonna protettrice della città, con il cuore di Comacchio, in un periodo in cui la cittadina lagunare cercava di riorganizzarsi dopo le devastazioni e le tensioni geopolitiche del primo Seicento (tra cui le insidie delle acque e le mire dello Stato della Chiesa).  

Può darsi che il Cardinal Donghi sia stato ispirato alla costruzione di questi lunghissimi portici dall’aver visto, quando era ancora studente presso l’Università di Bologna, la costruzione del portico degli Alemanni a Bologna. Il portico fu edificato a partire dal 1619 e completato nel 1631. Nacque per collegare la città (partendo da fuori Porta Maggiore) al Santuario di Santa Maria Lacrimosa degli Alemanni. È considerato il più antico portico di Bologna costruito fuori dalla cerchia delle mura cittadine  ed è composto da ben 167 arcate per una lunghezza di circa 650 metri.

L’idea di sovrapporre dei magazzini per il grano al porticato potrebbe invece essere stata ispirata al Cardinal Donghi dalla “Loggia dei Mercanti”  (spesso chiamata anche Loggia del Grano) a Comacchio che faceva parte del territorio di sua competenza. L’edificio originario della Loggia del Grano fu commissionato e fatto costruire qualche decennio prima, nel 1621, da un altro legato pontificio, il cardinale Giacomo Serra, ed era nato per essere un deposito di riserva e distribuzione del grano a favore dei poveri della città lagunare mentre la loggia sottostante permetteva ai mercanti di incontrarsi per condurre i loro affari.  

Nel 1671 i magazzini sovrapposti della Via Coperta furono donati al Monte di Pietà di Ferrara e nel 1779, in concomitanza dei lavori di selciatura della nuova strada per Ferrara che aveva il fondo disagevole, fu anche modificato il tratto di canale che era di fronte alla via Coperta formando una nuova piazza con relativo approdo a comodo dello sbarco dal canale che costeggiava lo Stradone e con l’accesso ad alcuni grandi magazzini lungo la via del porto. Questi lavori furono opera del Cardinale Legato Francesco Carafa che allora governava Ferrara.

Nel 1789 e nel 1818 l’edificio fu oggetto di consolidamenti e rifacimenti per frenare l’usura dovuta all’umidità e al transito commerciale.

Nel 1859, in occasione della II Guerra d’Indipendenza, dacché il Po segnava la linea di confine a Pontelagoscuro. venne posta una guarnigione di soldati di fanteria accasermata nei due piani superiori della via Coperta per tenere di vista i tedeschi che erano a Santa Maria Maddalena. Questa guarnigione rimase anche dopo la fine della II Guerra d’Indipendenza e solo nel 1866 fu tolta la guarnigione di soldati accasermati ai piani superiori della Via Coperta e il Municipio di Ferrara proprietario affittò i locali a commercianti del paese per il deposito del grano.

Infine nel 1902, anno di grandi lavori a Pontelagoscuro, durante la primavera fu tolto il piano superiore della Via Coperta restaurando l’edificio che, come il resto del borgo, fu poi completamente distrutto durante i bombardamenti del 1944.

⇒ DUE PAROLE

Testi e voce di Gabriele Botti