LA MEMORIA RITROVATA

14. Le industrie - 2

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Tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, la parte orientale di Pontelagoscuro divenne uno dei più importanti poli saccariferi del territorio ferrarese. Qui sorsero gli zuccherifici Schiaffino-Roncallo e Gulinelli, entrati in funzione nel 1899 e collegati sia al porto sul Po sia alla rete ferroviaria. Accanto ad essi operava la Distilleria Italiana, che trasformava gli scarti della lavorazione delle barbabietole in alcool e altri prodotti derivati, dando vita a una filiera produttiva all’avanguardia per l’epoca. Durante le campagne saccarifere centinaia di operai animavano questi stabilimenti, protagonisti della profonda trasformazione economica e sociale di Pontelagoscuro.

⇒ LA GRANDE STORIA

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Lo zuccherificio Schiaffino-Roncallo poi “Romana” poi SFIR

Lo zuccherificio Schiaffino-Roncallo rappresenta una delle pietre miliari della storia agroindustriale italiana e della nascita della moderna industria saccarifera nazionale alla fine del XIX secolo.

La costruzione dello stabilimento ebbe inizio nell’autunno del 1898 (in concomitanza con l’avvio di altri impianti pionieristici nel ferrarese, come quello del Conte Gulinelli) per iniziativa della Società Nazionale per l’Industria degli Zuccheri Schiaffino e Roncallo.  

La fabbrica divenne operativa a tutti gli effetti nel corso del 1899 (con le prime campagne di lavorazione avviate sul finire di agosto), inserendosi in quel boom economico e legislativo (favorito dai dazi protettivi sullo zucchero estero) che stimolò la coltivazione della barbabietola da zucchero nella Pianura Padana.  

Pontelagoscuro, affacciata sul fiume Po e servita da ottimi collegamenti stradali e ferroviari, offriva una posizione logistica ideale per l’attingimento dell’acqua necessaria ai processi di lavorazione e per il trasporto rapido del prodotto finito verso i grandi mercati del nord e del centro Italia.

Nel corso del Novecento, lo stabilimento ha attraversato diverse fasi societarie, seguendo le dinamiche di concentrazione e consolidamento del settore saccarifero italiano.

Dopo i primi anni sotto i fondatori liguri Schiaffino e Roncallo, l’impianto passò sotto il controllo di altre società (diventando noto nel tempo anche come zuccherificio della Romana), beneficiando di costanti ammodernamenti tecnologici che ne accrebbero la capacità produttiva.

Come gran parte del territorio di Pontelagoscuro, duramente colpito e quasi cancellato dai tragici bombardamenti della Seconda guerra mondiale, anche l’area industriale subì pesanti devastazioni, ma fu prontamente ricostruita, tornando a rappresentare il motore economico e occupazionale della comunità locale.

Negli ultimi decenni della sua attività, lo storico zuccherificio passò sotto la proprietà della SFIR (Società Finanziaria Industriale Rinascimentale), continuando a operare ininterrottamente e a rappresentare un punto di riferimento per centinaia di agricoltori e lavoratori stagionali.  

Lo stabilimento ha mantenuto la produzione fino alla campagna saccarifera del 2007. A seguito della radicale riforma dell’organizzazione comune di mercato (OCM) dello zucchero imposta dall’Unione Europea, che ha ridotto drasticamente le quote di produzione e portato alla chiusura di gran parte degli zuccherifici italiani, anche l’impianto di Pontelagoscuro ha dovuto spegnere definitivamente i forni e le macchine dopo oltre un secolo di ininterrotta attività.  

Nell’agosto del 2010, un intervento di demolizione controllata con microcariche esplosive ha abbattuto la storica ciminiera e le grandi torri di raffreddamento, modificando per sempre lo skyline del paese.  

Per oltre quattro generazioni, la “campagna dello zucchero” (il periodo autunnale della lavorazione della barbabietola) ha scandito i ritmi di vita, l’economia e l’identità sociale di Pontelagoscuro. Oggi l’area, che conserva flebili tracce di archeologia industriale, è al centro di riflessioni sulla memoria operaia del territorio, ricordata con nostalgia dalla comunità locale e da associazioni come la Pro Loco per il ruolo fondamentale che ha giocato nella storia del lavoro ferrarese.

La Fabbrica Ferrarese di Zucchero del Conte Luigi Gulinelli (spesso ricordato semplicemente come lo zuccherificio Gulinelli), è un altro pilastro storico fondamentale della nascita dell’industria saccarifera a Pontelagoscuro, inaugurato esattamente negli stessi mesi del 1899.  

Il Conte Luigi Gulinelli, nobile e illuminato proprietario terriero ferrarese, decise di investire con grande tempismo nel settore della barbabietola da zucchero, cogliendo le opportunità offerte dalle nuove tariffe doganali protettive volute dal governo italiano per favorire la produzione interna di zucchero.

La costruzione dell’impianto, situato in fondo alla via Nuova a Pontelagoscuro, fu affidata a importanti professionisti dell’epoca, tra cui il celebre ingegnere e architetto ferrarese Sesto Boari (in collaborazione con Pier Alfonso Barbé). I cantieri partirono nel 1898 e la fabbrica entrò ufficialmente in funzione il 30 agosto del 1899, giusto in tempo per inaugurare la prima campagna saccarifera.

In questi anni non solo il Conte Gulinelli ma anche i suoi figli si interessarono ad un progetto industriale ma in un settore ben diverso, ciò non riguarda Pontelagoscuro ma spiega bene perché il Conte non si limitasse a gestire le sue terre ma volesse fare di più.

L’impianto del Conte Gulinelli non si limitava alla sola estrazione dello zucchero grezzo o raffinato, ma comprendeva spesso anche una sezione di distilleria, utile per valorizzare e riutilizzare i sottoprodotti della lavorazione della barbabietola (come la melassa).

A differenza di altri stabilimenti che subirono danni ma poterono essere ricostruiti (come accadde allo zuccherificio Schiaffino-Roncallo/Sfir e all’Eridania), la fabbrica del Conte Gulinelli ebbe un destino tragico. A causa della sua posizione strategica vicino al ponte sul Po e alle infrastrutture di comunicazione, Pontelagoscuro fu rasa al suolo dai feroci bombardamenti aerei degli Alleati tra il 1944 e il 1945. Lo zuccherificio Gulinelli fu completamente distrutto.  

Finita la guerra, mentre l’area dello stabilimento Schiaffino-Roncallo (poi Romana e infine SFIR) fu ricostruita e continuò a produrre per altri sessant’anni (fino al 2007), l’area dell’ex zuccherificio Gulinelli non fu più riedificata per scopi industriali della stessa natura, scomparendo dal panorama produttivo locale e lasciando spazio ai ricordi storici e alle testimonianze d’archivio sulla “Ferrara industriale” di inizio Novecento.

Nel 1900 un giovanissimo Ettore Bugatti (allora diciannovenne), forte delle sue idee innovative sui motori ma privo dei capitali necessari per svilupparle, entrò in contatto con Gian Oberto e Olao Gulinellii figli del Conte Luigi Gulinelli. L’accordo fu siglato nel palazzo di famiglia a Ferrara (in Corso Ercole I d’Este).  

I due fratelli decisero di finanziare l’ingegno del progettista milanese (affiancati anche dal supporto del padre di Ettore, il celebre ebanista Carlo Bugatti).  

Grazie a quei fondi, la vettura fu completata e assemblata (in parte nei territori di proprietà della famiglia a Montesanto, nel ferrarese). La Type 2 ottenne un clamoroso successo vincendo il Gran Premio di Milano nel 1901, un trionfo che permise a Ettore Bugatti di farsi notare dal barone de Dietrich e di dare ufficialmente il via alla sua leggendaria carriera automobilistica.  

La Distilleria Padana (situata lungo la storica arteria allora denominata via Nazionale e oggi via Padova) era direttamente collegata allo Zuccherificio e Distilleria del Conte Luigi Gulinelli.

All’epoca era prassi comune affiancare agli zuccherifici degli stabilimenti dedicati alla distillazione (le distillerie di 2ª categoria o impianti annessi) per sfruttare e valorizzare le melasse, il principale sottoprodotto denso e zuccherifero scartato durante la lavorazione della barbabietola, impiegandolo nella produzione di alcol e spirito.

Come il vicino zuccherificio, anche la Distilleria Padana subì le devastazioni degli eventi bellici e dei bombardamenti della Seconda guerra mondiale che cancellarono gran parte del glorioso tessuto industriale ottocentesco di Pontelagoscuro.

Anche un eterificio (spesso indicato nei documenti storici proprio come reparto o fabbrica per la produzione di etere solforico) faceva parte integrante del complesso industriale del Conte Luigi Gulinelli a Pontelagoscuro.  

Accanto allo zuccherificio e alla distilleria di alcol da melasse, nel marzo del 1906 il complesso del conte Gulinelli si ampliò inaugurando un apposito reparto specializzato (l’eterificio) destinato alla produzione di etere solforico e alcol assoluto.

L’etere prodotto nello stabilimento di Pontelagoscuro aveva grande rilevanza commerciale e trovava impiego non solo in campo medico-farmaceutico, ma anche in settori industriali emergenti dell’epoca, come l’illuminazione e la produzione della seta artificiale.

Prima dell’affermazione capillare dell’energia elettrica e del gas di città, i derivati chimici e i composti volatili trovavano impiego nei sistemi di illuminazione pubblica o privata, oltre che nei laboratori e nelle prime reti di distribuzione energetica locale.  

Inoltre, tra la fine del XIX secolo e l’inizio del Novecento (in particolare con i brevetti pionieristici di Hilaire de Chardonnet e lo sviluppo dei primi impianti di seta artificiale in Italia), l’etere e l’alcool erano i solventi indispensabili per sciogliere la nitrocellulosa nel processo di filatura della prima seta artificiale che, nel 1924, prese il nome di rayon.

La presenza di un eterificio a due passi dal Po e dai collegamenti ferroviari rispondeva esattamente alla necessità di rifornire questo settore tessile avanzato che stava muovendo i primi passi in Italia.

Pontelagoscuro dimostra di essere stata, a tutti gli effetti, un’arca di innovazione chimico-industriale ante litteram, unendo la chimica di base, la trasformazione agroalimentare (lo zucchero) e la chimica organica (l’etere e i solventi) sfruttando la formidabile posizione strategica del Po e della ferrovia.

Anche questo reparto chimico-industriale, figlio della diversificazione economica legata alla lavorazione della barbabietola, condivise interamente il destino della distilleria e dello zuccherificio Gulinelli, venendo completamente distrutto dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale che cancellarono quel polo produttivo di via Nuova.

Grazie alla contemporanea presenza dello zuccherificio Gulinelli e di quello della Schiaffino-Roncallo (poi Romana), sul finire dell’Ottocento Pontelagoscuro si trasformò rapidamente in uno dei massimi poli agroindustriali d’Italia per la produzione saccarifera. La vicinanza strategica al fiume Po garantiva l’enorme fabbisogno idrico della fabbrica e facilitava il trasporto rapido del carbone (necessario per alimentare i forni) e dello zucchero tramite la navigazione fluviale e i collegamenti ferroviari.

Con il progressivo consolidamento del settore e la nascita dei grandi cartelli industriali (come la Società Eridania), lo zuccherificio Gulinelli subì le normali evoluzioni e concentrazioni societarie del mercato saccarifero italiano dei primi decenni del Novecento.

⇒ DUE PAROLE

Testi e voce di Gabriele Botti