PIAZZA ERBE E ACQUEDOTTO
LA MEMORIA RITROVATA
3. Piazza Erbe e Acquedotto
⇒ PANORAMICA
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Per secoli Piazza delle Erbe fu il centro della vita commerciale e sociale di Pontelagoscuro. Qui si svolgevano mercati, incontri e scambi che animavano quotidianamente il borgo. Il 28 settembre 1902 la piazza divenne anche il simbolo del progresso con l’inaugurazione del nuovo acquedotto, celebrata alla presenza delle autorità civili, militari e religiose. L’arrivo dell’acqua potabile rappresentò una conquista fondamentale per la salute e la qualità della vita degli abitanti. Tra bancarelle, negozi e luoghi d’incontro, Piazza delle Erbe accompagnò la crescita del paese fino alla distruzione causata dai bombardamenti del 1944, rimanendo uno dei luoghi più vivi e ricordati della memoria pontesana.
⇒ LA GRANDE STORIA
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Le origini della piazza
Il canale, fatto scavare dal Pontefice Clemente VIII nel 1601 andava da Ferrara a Pontelagoscuro. In origine, la via d’acqua compiva un’ampia curva a destra (l’ansa che affiancava via Risorgimento) probabilmente per giungere vicino ai granai dei Bentivoglio che forse erano stati gli ispiratori dell’opera.
I granai andarono distrutti intorno al 1643 durante la guerra detta di Castro o dei Barberini.
Pochi anni dopo fu costruito l’imponente portico della Via Coperta e venne realizzato un ramo rettilineo che proseguiva dritto fino a ridosso dell’abitato storico, terminando proprio davanti all’edificio della Via Coperta (il corridoio pensile e commerciale che collegava la piazza al porto sul Po). Questo tratto finale funzionava come darsena o porto di approdo interno per scaricare le merci direttamente in centro al paese.
Il ramo originario del canale continuò a scorrere deviando a destra per servire i magazzini lungo il Po.
Dalla Darsena alla piazzetta
Già nella seconda metà del Settecento (ed è chiaramente documentato nelle mappe di epoca napoleonica/francese a cavallo tra il 1796 e il 1810), il tratto rettilineo del Canale Panfilio non arrivava più a ridosso dell’edificio della Via Coperta. La darsena o testa del canale fu arretrata/chiusa in quel punto, creando la fascia libera su cui nacque lo spazio pubblico.
Questa modifica fu effettuata nel 1779 in concomitanza dei lavori di selciatura della nuova strada per Ferrara che aveva il fondo disagevole, Fu modificato il tratto di canale che era di fronte alla via Coperta, a Pontelagoscuro e si formò una nuova piazza con relativo approdo a comodo dello sbarco dal canale che costeggiava lo Stradone e con l’accesso ad alcuni grandi magazzini lungo la via del porto. Questi lavori furono opera del Cardinale Legato Francesco Carafa che allora governava Ferrara.
Quel nuovo invaso urbano generato dall’arretramento/tombatura del primo tratto prendeva inizialmente il nome di Piazzetta o Piazzetta Nuova, distinguendosi dalla piazza del porto fluviale vero e proprio.
Con il consolidarsi delle attività commerciali e del mercato locale nell’Ottocento, lo spazio prese il nome di Piazza delle Erbe (talvolta denominata anche Piazza della Paglia per le merci vendute nei diversi giorni di mercato), diventando uno dei fulcri della vita civile di Pontelagoscuro prima delle distruzioni belliche del 1944.
La Piazza delle Erbe e l’acquedotto
Col nome di Piazza delle Erbe si definiva allora un mercato dove si vendeva in prevalenza frutta e verdura. Ancora oggi a Bologna c’è un mercato coperto denominato “il Mercato delle Erbe”.
Nel 1902 in questa piazza giunse il terminale dell’acquedotto che dava acqua a Pontelagoscuro che venne inaugurato il 28 settembre.
Il terminale faceva parte della colossale opera dell’Acquedotto di Ferrara, concepito per risolvere un problema gravissimo: le continue epidemie di colera e tifo causate dall’uso di acqua prelevata direttamente dal fiume Po o da pozzi inquinati.
L’acqua non proveniva da un fiume, ma da purissime sorgenti sotterranee (i cosiddetti “fontanazzi”) individuate nel territorio di Castelfranco Emilia e San Cesario sul Panaro.
Il motivo per cui storicamente si ricorda che l’acqua venisse “dal bolognese” è legato a un dettaglio amministrativo dell’epoca: Castelfranco Emilia è appartenuto alla Provincia di Bologna fino al 1929 (anno in cui passò sotto Modena). Quindi, nel 1902, quell’acqua nasceva a tutti gli effetti in terra bolognese.
Dopo lunghe indagini geologiche negli anni ’80 dell’Ottocento, il Comune di Ferrara firmò una convenzione per captare queste acque di risorgiva. I lavori della condotta principale durarono un paio d’anni e l’acqua arrivò nel centro di Ferrara nel giugno del 1890.
La fontana di piazza
Nei dieci anni successivi, la rete venne progressivamente ampliata per servire i sobborghi e le frazioni. Pontelagoscuro, essendo un hub portuale e commerciale vitale sul Po, fu una priorità. L’arrivo dell’acquedotto nel 1902 e l’installazione della fontana pubblica nella piazza (il cui assetto storico andò poi distrutto nei devastanti bombardamenti del 1944) rappresentò una rivoluzione sanitaria, liberando finalmente gli abitanti dalla necessità di bere l’acqua filtrata del fiume.
La rete dell’acquedotto da Castelfranco a Pontelagoscuro
Per portare l’acqua da Castelfranco a Pontelagoscuro fu realizzata una condotta in ghisa lunga oltre 50 chilometri. Per ottenere i permessi di attraversamento dei vari territori, il consorzio dell’acquedotto dovette concedere derivazioni e “prese d’acqua” ai comuni attraversati.
Prima di giungere a destinazione, l’acquedotto attraversava e serviva in varia misura: Sant’Agata Bolognese e Crevalcore (nella pianura bolognese), Cento (il primo grande centro nel ferrarese), Sant’Agostino e Mirabello, Vigarano Mainarda e la frazione di Porotto, Ferrara (dove la pressione veniva regolata dai serbatoi cittadini, tra cui poi sorgerà il famoso Acquedotto Monumentale) e infine Pontelagoscuro, che rappresentava il terminale nord dell’intera dorsale, affacciato sull’argine del Po.
1902 – Inaugurazione della Torre
La realizzazione di quest’opera segnò la fine delle grandi epidemie idriche nella zona. La fontana del 1902 non fu solo un abbellimento urbano, ma il simbolo della modernità e della salute pubblica che finalmente raggiungeva il paese.
La torretta terminale dell’acquedotto in Piazza delle Erbe era uno degli elementi architettonici più affascinanti della Pontelagoscuro scomparsa con i bombardamenti del 1944. Era un capolavoro di ingegneria ed eclettismo neomedioevale
Quando l’acqua di Castelfranco Emilia giunse a Pontelagoscuro nel 1902, non si volle collocare in piazza una semplice fontana in ghisa. Trattandosi del terminale dell’intera condotta e del punto di massima erogazione per il porto e per l’abitato, fu progettata una struttura monumentale a pianta poligonale (un chiosco/torretta a pianta ottagonale) che univa funzione tecnica e decoro urbano:
Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento in Italia imperversava il gusto neogotico e neoromanico. La torretta fu disegnata come una miniatura di torre di guardia o battistero: muratura in mattoni a vista (in perfetto stile ferrarese), archetti pensili sotto il cornicione, finestrelle monofore strette e un tetto cuspidato a piastrelle o metallo.
La forma a torretta non era solo estetica. All’interno era alloggiata la valvola terminale di sfiato e regolazione della pressione dell’acqua (il cosiddetto “pozzetto piezometrico” finale) che arrivava da Ferrara per spinta idraulica. La struttura in muratura serviva a proteggere le tubazioni dai geli invernali e a contenere le condotte che alimentavano le diverse bocchette.
Alla base della torretta, lungo le facce esterne, erano installate le bocche di erogazione in bronzo o ghisa con vasche di raccolta in pietra, dove le lavandaie, i vetturini e gli abitanti andavano quotidianamente ad attingere l’acqua potabile o a dissetare i cavalli adibiti al trasporto merci dal porto.
La torretta rimase al centro della vita di Piazza delle Erbe per poco più di quarant’anni, diventando uno dei punti di ritrovo più fotografati nelle cartoline dell’epoca insieme alla Via Coperta. Purtroppo, trovandosi nell’area nevralgica a ridosso del ponte sul Po e del nodo ferroviario, l’intera piazza fu completamente rasata al suolo dai bombardamenti alleati del 1944.

