LA MEMORIA RITROVATA

2. Via Nazionale, l’Oratorio e il tram

⇒ PANORAMICA

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L’attuale Via Padova, allora Via Nazionale, era il principale collegamento tra Ferrara e Pontelagoscuro. Lungo il suo percorso sorgeva l’Oratorio della Beata Vergine della Misericordia, conosciuto dai pontesani come al Cisulin, costruito nel 1856 come voto per la fine dell’epidemia di colera dell’anno precedente. Con la crescita del porto e delle industrie, si rese necessario un collegamento rapido con la città. Il 25 marzo 1912 venne inaugurata la tramvia elettrica Ferrara-Pontelagoscuro, che percorreva la Via Nazionale fino a Piazza Erbe, nel cuore del borgo. Per oltre venticinque anni il tram accompagnò la vita quotidiana di operai, studenti e commercianti, diventando uno dei simboli della modernità e dello sviluppo economico del paese. Nel 1939 la linea venne soppressa e sostituita dagli autobus, ponendo fine a una presenza che aveva segnato profondamente il paesaggio e la memoria di Pontelagoscuro.

⇒ LA GRANDE STORIA

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Secolo XVIII – Nasce la Strada Clementina

La strada che da Ferrara conduce a Pontelagoscuro e che prima della Seconda Guerra Mondiale si chiamava via Nazionale fu progettata ed edificata per volontà del governo pontificio durante il pontificato di Papa Clemente XIII (Carlo della Torre di Rezzonico).

Nel 1766 vennero avviati e conclusi i lavori per tracciare un rettilineo rialzato (per evitare i continui allagamenti delle zone acquitrinose) che collegasse rapidamente Porta San Giovanni/Porta degli Angeli con la riva del Po a Pontelagoscuro. Per questa ragione prese il nome di Strada Nuova Clementina.

Per costruire la nuova strada furono abbattuti anche i resti della prospettiva eretta dal duca Alfonso II.

Si trattava di un arco situato all’inizio dello stradone che portava alla Delizia dell’Isola che, nata probabilmente come “casino di caccia” affacciato sulle anse del fiume, negli ultimi decenni del Cinquecento, sotto il duca Alfonso II d’Este, era stata ampliata, decorata e trasformata a tutti gli effetti in una villa di delizia con giardini all’italiana, fontane e padiglioni di svago.

La Delizia andò distrutta pochi decenni dopo durante la guerra di Castro e la prospettiva era l’ultima parte superstite.

Prima della realizzazione del rettilineo clementino, il collegamento verso il Po e il territorio veneto avvenne a lungo attraverso un percorso più contorto e insicuro, soggetto a esondazioni e impantanamenti.

Si poteva seguire l’antica Via Franca (o Strada di Francolino) che andava verso est uscendo dalla città e seguendo le arginature verso Francolino per poi risalire il fiume verso Lagoscuro oppure il tracciato lungo l’antico canale percorrendo una direttrice che affiancava i canali di scolo (zona della Diamantina e dei Barco), seguendo i dossi naturali del terreno su strade sterrate e ad andamento sinuoso.

Per merci e passeggeri importanti, il mezzo principale prima del XVIII secolo era la navigazione interna lungo la Fossa di San Giovanni o i canali urbani che portavano direttamente al Po.

La costruzione della Strada Clementina del 1766 rappresentò un’opera fondamentale per le comunicazioni dell’epoca, stabilendo il tracciato rettilineo definitivo che utilizziamo ancora oggi.

Nel 1779, dato che la nuova strada per Ferrara aveva il fondo disagevole, vi si fecero dei lavori di selciatura e nel contempo, modificando il tratto di canale che era di fronte alla via Coperta, a Pontelagoscuro si formò una nuova piazza con relativo approdo a comodo dello sbarco dal canale che costeggiava lo Stradone e con l’accesso ad alcuni grandi magazzini lungo la via del porto. Questi lavori furono opera del Cardinale Legato Francesco Carafa che allora governava Ferrara.

La denominazione Via Nazionale fu attribuita alla strada alla fine del XIX secolo, a seguito dell’Unità d’Italia e della riorganizzazione della viabilità pubblica.

Nel 1880 il Comune di Ferrara approvò il primo Stradario Ufficiale, all’interno del quale il tratto principale fu ufficialmente catalogato come Strada Nazionale per Padova (poi comunemente accorciato in Via Nazionale).

Prima dell’unificazione e delle delibere di fine Ottocento, la strada era conosciuta principalmente come Strada Postale per Padova o Strada Clementina (in onore del pontefice Papa Clemente XIII che ne decretò la costruzione). In diversi documenti d’archivio storici veniva anche definita semplicemente Strada Regia o Strada per il Po.

All’ingresso nel borgo, sulla sinistra, si ergeva l’Oratorio della Beata Vergine della Misericordia conosciuto dai pontesani come “al Cisulin”. Era nato in quanto nel maggio del 1855 In un periodo in cui un’epidemia di colera incombeva e iniziava a diffondersi nella provincia di Ferrara, fu casualmente rinvenuta da un abitante del luogo, Giuseppe Romanini, lungo le adiacenze della sponda del fiume Po una raffigurazione della Madonna delle Grazie. La Vergine vi appariva con un volto dolce e materno, con in braccio il Bambino Gesù nell’atto di benedire.

L’effigie fu subito accolta e venerata con grande fervore dagli abitanti di Pontelagoscuro, che vi videro un segno di protezione e speranza.

Quando il colera flagellò il ferrarese tra l’estate e l’autunno di quell’anno, la comunità fece voto di erigere un tempietto se il paese fosse stato risparmiato o preservato da una strage.

Il colera infieriva il colera con gran strage in tutto il ferrarese ma a Pontelagoscuro si ebbero a segnalare pochi casi con qualche decesso. Tutta la cittadinanza attribuì tale grazia alla Madonna. Alla fine dell’epidemia i malati di colera risultarono solo 66 in tutto dei quali, però, 45 morirono.

Quando l’epidemia finalmente cessò, la comunità attribuì la propria salvezza all’intercessione della Vergine. Per manifestare la propria gratitudine, l’anno successivo, nel 1856, fu promossa, con spesa pubblica, la costruzione, su disegno dell’Ing. Giuseppe Negrelli, di un piccolo edificio sacro votivo (spesso ricordato dalle fonti locali come Capitello, Chiesina o Oratorio delle Grazie)  e dentro vi fu posta la Madonna ritrovata dal Romanini. l’immagine divenne oggetto di una fortissima venerazione: gli abitanti vi si recavano per accendere ceri, portare ex-voto e chiedere grazie, specialmente nei momenti di difficoltà o in caso di malattie.

L’edificio sorse lungo la via principale del paese diventando fin da subito un punto di riferimento per la preghiera quotidiana e la devozione popolare del borgo.

L’immagine ritrovata dal Romanini venne definita “antichissima” perché le caratteristiche pittoriche riportano la fattura dell’opera indietro nel tempo, collocandola tra il XVI e il XVII secolo. Non si trattava di un dipinto moderno realizzato per la chiesina, ma di un dipinto rinascimentale o barocco andato perduto.

La tradizione descrive la tavoletta come un manufatto riemergente dal fiume o rinvenuto tra vecchie strutture golenali. Era frequente che le piene del Po trasportassero edicole votive o arredi sacri provenienti da borghi e chiesette della pianura padana travolte dalle inondazioni nei secoli precedenti.

Molti storici locali ipotizzarono che l’immagine potesse essere addirittura una reliquia artistica legata all’antico culto di Pontelagoscuro (come il primo oratorio della Beata Vergine demolito nel 1596 per fare spazio agli argini) o a uno dei tanti capitelli abbattuti durante le ristrutturazioni idrauliche del Po avvenute tra il Cinquecento e il Settecento.

Per queste ragioni, quando il Romanini la rinvenne nel 1855, l’opera presentava già un aspetto visibilmente logorato dal tempo e uno stile figurativo arcaico, portando la comunità e gli storici dell’epoca ad attribuirle un’origine antichissima.

Il 25 marzo 1912 venne inaugurata la tranvia che collegava Ferrara a Pontelagoscuro. Questa tranvia rappresenta un capitolo fondamentale della storia del trasporto pubblico ferrarese, nato nell’epoca di forte espansione industriale e commerciale del primo Novecento.

La linea si snodava per 6,792 km, partendo dal cuore di Ferrara (con capolinea centrale nei pressi del Castello Estense) per raggiungere la borgata industriale e il porto fluviale di Pontelagoscuro sul fiume Po.  

Fu realizzata a scartamento metrico (1.000 mm), la stessa misura della rete tranviaria urbana ferrarese gestita dalla TFL (Tramways Ferraresi e Linee Affini). Il tracciato presentava un raggio minimo di curvatura di 34 metri e pendenze massime del 19 per mille. Inizialmente integrata nella rete urbana, venne successivamente riclassificata come linea extraurbana nel 1917.

L’inaugurazione del 25 marzo 1912 fu accolta con grande entusiasmo sia dalle autorità cittadine sia dagli abitanti delle due località. Pontelagoscuro era un polo manifatturiero e commerciale cruciale, ma le connessioni con il centro di Ferrara fino ad allora s’affidavano a veloci quanto scomode carrozze e omnibus a cavalli. La nuova tranvia ridusse i tempi di percorrenza e facilitò il pendolarismo degli operai e il movimento merci verso il porto fluviale sul Po.

La tranvia fu a trazione elettrica fin dall’inaugurazione a differenza di altre realtà italiane che nacquero con la trazione a vapore per poi essere elettrificate in seguito, il progetto Ferrara – Pontelagoscuro fu concepito nativamente elettrico.  

L’alimentazione era a corrente continua a 600 Volt, condivisa con la rete tranviaria urbana. I motori elettrici dei tram prelevavano l’energia da una linea aerea di contatto (filo di rame sospeso sulla sede stradale) tramite l’uso di trolley ad asta e rotella (o archetto). Il circuito di ritorno della corrente veniva chiuso attraverso le rotaie in acciaio della linea.

La tranvia però era pronta prima che a Pontelagoscuro giungesse l’energia elettrica. Per questo motivo fu necessaria una sottostazione di trasformazione che era ospitata in una piccola costruzione all’ingresso del borgo.

Durante la Prima Guerra Mondiale, la tranvia Ferrara – Pontelagoscuro rivestì un ruolo umanitario e logistico di primaria importanza per il trasporto dei soldati feriti al fronte.

In origine, la linea si arrestava a Pontelagoscuro nei pressi della Via Coperta. Con l’aggravarsi del conflitto e l’afflusso continuo di militari feriti proveniente dal fronte nord-orientale, venne realizzato un prolungamento temporaneo dei binari: la linea fu fatta passare proprio attraverso le arcate della Via Coperta per raggiungere direttamente la sponda del Po.

I soldati feriti, evacuati dalle zone di combattimento del Veneto e del Friuli, venivano trasportati lungo il fiume Po a bordo di imbarcazioni, chiatte e navi ospedale della Croce Rossa per evitare i continui scossoni dei trasporti su strada.

Una volta giunti all’imbarcadero di Pontelagoscuro, i feriti venivano sbarcati e posizionati con le barelle direttamente sulle vetture tranviarie riadattate (o carrelli barellati). Grazie allo scorrimento fluido dei veicoli su rotaia, il viaggio di circa 7 km verso il centro di Ferrara risultava decisamente meno traumatico e doloroso rispetto ai carrozzoni dell’epoca.

Le vetture tranviarie trasportavano i feriti direttamente fino all’Ospedale Sant’Anna (all’epoca situato in corso Giovecca), che era stato attrezzato come grande centro ospedaliero di riserva per le truppe. Durante la guerra, il Sant’Anna curò oltre 55.000 militari feriti o ammalati provenienti dalle linee di combattimento.  

La tranvia costituì quindi un vero e proprio “corridoio sanitario” su ferro, fondamentale per liberare rapidamente gli imbarcaderi fluviali e garantire cure tempestive senza sottoporre i soldati a ulteriori sofferenze fisiche.

La tranvia Ferrara – Pontelagoscuro operò per circa 27 anni fino al 31 marzo 1939, quando l’intero sistema di tram ferraresi venne definitivamente dismesso per far posto alle nuove linee filoviarie e agli autobus della STU (Società Trasporti Urbani).

 

⇒ DUE PAROLE

Testi e voce di Gabriele Botti