Guida illustrata di Pontelagoscuro
INTRODUZIONE
di Gianluca Maragno
Nel 2011 la Pro Loco di Pontelagoscuro si è fatta promotrice di questo progetto, fortemente voluto dal Presidente Onorario designer Walter Ferrari – storico paesano – con l’intento di fornire ai cittadini, una “Guida illustrata” del paese di Pontelagoscuro come era fino al 1944. La Guida accompagna il visitatore in questo viaggio illustrato, a colori, grazie ai dipinti del pittore Elio Giglioli, alle descrizioni dello storico Andrea Cavallari ed alle ricerche di Luigi Lugaresi.
Quindi, quest’opera, prodotta nel 150° dell’Unità d’Italia, ha la finalità di far conoscere, valorizzare e conservare la memoria storica, geografica ed iconografica di Pontelagoscuro prima delle fasi conclusive del Secondo Conflitto Mondiale. Utile strumento per ogni generazione, si spera vivamente possa entrare nelle case dei pontesani e non, al fine di ricordare il passato, vivere il presente e progettare un futuro dalle radici comuni in un continuo scambio dialettico e collaborativo tra tutte le realtà del nostro territorio.
Testi e storia di Pontelagoscuro: Andrea Cavallari
Coordinamento editoriale: Walter Ferrari
Progetto grafico: Walter Ferrari
Illustrazioni: Elio Giglioli
Ricerche sul Palazzo dell’Isola: Luigi Lugaresi
Prefazione: Margherita Goberti
Edizione: © Pro Loco Pontelagoscuro. 2011
Stampa: Tipo Lito Sivieri – Ferrara
Con il contributo del Centro di Promozione Social Il Quadrifoglio – Pontelagoscuro
L’arte di Giglioli fa rivivere il passato
di Margherita Goberti
Quando sono nata, molto lontano da Pontelagoscuro, fortunatamente il crimine della guerra si era già compiuto. I miei nonni paterni, pontesani doc da più generazioni, mi parlavano e mi descrivevano “quel loro paese” che ormai non c’era più, con accenti così permeati di nostalgia da renderlo una sorta di luogo del mito.
Raccontavano della via Coperta, di suoni, profumi e nomi di personaggi che vi vivevano prima che le bombe distruggessero ogni cosa, come il dottor Foratati, gli Orsatti, il negozio di barbiere nel centro del paese dove – incredibile a dirsi – c’era Maria una giovane donna che aiutava lo zio Telesforo in un mestiere prettamente maschile e di tanti altri; ed anche di strade dai nomi strani come via del Piacere, del Pentimento che il rimpianto di non aver conosciuto un luogo che per me bambina aveva qualcosa di fiabesco, diventava quasi doloroso poiché mi sembra che qualcuno mi abbia privato di un pezzo importante della mia vita.
Ora quel senso di magia e di stupore riaffiora come per incanto nelle tele di Elio Giglioli che come diceva Chardin “Si serve dei colori ma dipinge con il sentimento” ed ha realizzato una cinquantina di opere che possiamo tutti ammirare in questa piccola ma preziosa Guida di Pontelagoscuro, dove ogni immagine descritta da una breve ma esaustiva storia, ci riporta al passato che solo la memoria ed il ricordo sono riusciti a conservare intatte. Giglioli ex imprenditore più avvezzo ad altri strumenti di lavoro che ai colori ed al pennello, fin da bambino ha dimostrato una passione ed una predisposizione per il disegno ed oggi mettendo a disposizione i suoi ricordi e la sua arte, si è assunto il compito di ricreare sulla tela quel luogo della memoria che per chi l’ha vissuto , era un unicum e che al crimine della distruzione ha aggiunto un altro crimine, quello di non essere stato ricostruito così com’era: quella via Coperta, con le sue voci i suoi negozi, i mandurlin , il porto , le case e le fabbriche … che ora hanno avuto finalmente quel riscatto emotivo che li consegnerà ai posteri perché non si dimentichi.
Breve storia di Pontelagoscuro
di Andrea Cavallari
Pontelagoscuro ha avuto, per secoli, grande importanza economica. La sua ricchezza non nasceva dalle campagne circostanti, ma dal commercio lungo il Po su cui transitavano beni d’ogni genere. Per molto tempo però il paese fu nominato quasi solo per episodi bellici. Nel 1482, si trovò coinvolto nella Guerra del Sale, fra Ferrara e Venezia, che devastò le sponde del Po. Durante l’epoca Estense non fu importante come porto perché si volle mantenere in funzione il porto di Ferrara ed il traffico fluviale che risaliva il Po di Primaro. Il passaggio dagli Estensi al Papato per Pontelagoscuro si rivelò una fortuna. Il Papa infatti decise la costruzione di un canale navigabile fra Pontelagoscuro e Ferrara il cui scavo iniziò nel 1601. Nel 1641 il borgo si trovò in prima linea nella guerra detta dei Barberini. Furono costruiti due forti di qua e di là del Po e Pontelagoscuro fu al centro degli scontri fra i veneziani ed i papalini.
Nel 1648 venne realizzata la Via Coperta che era un porticato che univa il porto sul Po al canale e nel 1671 vi furono sovrapposti dei magazzini dove conservare le merci. Pontelagoscuro era diventato un importante scalo che faceva da cerniera fra la navigazione marittima e quella fluviale e a cavallo del tragitto fluviale che univa Bologna a Venezia. Per tutto il ‘700 la ricchezza di Pontelagoscuro aumentò anche se nel 1708 il borgo fu ancora sulla linea del fronte durante la guerra di successione spagnola. Nel 1789 scoppiò la Rivoluzione Francese. Erano avvenimenti lontani finché, nel 1796, il paese venne occupato dalle truppe francesi. Per un po’, a parte le tasse, la situazione rimase tranquilla ma nel 1799, gli austriaci attaccarono il paese riuscendo ad occuparlo. Nel 1801 tornarono i francesi e passarono molti anni prima che l’epopea napoleonica finisse. Le tasse e le leve forzate avevano colpito duramente ed il commercio languiva ma la decisione di fare Pontelagoscuro porto franco fece sì che il commercio rifiorisse. Il porto divenne di primaria importanza. Si pensi che nel 1843 il valore delle merci, da o per l’estero, qui transitate era più di tre volte superiore a quello di tutte le merci transitate per il porto di Ravenna.
Dopo la guerra del 1866 Pontelagoscuro, non era più sul confine e appena fu pronto il ponte per il passaggio dei treni sul Po, non fu più il capolinea della ferrovia per Bologna. Cominciò una lunga parabola discendente per il traffico fluviale che pure proseguì ancora a lungo, alimentato anche dalle numerose industrie che nel frattempo erano sorte. Ricordiamo in particolare la fabbrica di saponi Chiozza & Turchi, che ebbe una storia più che centenaria, famosa in tutto il mondo per i suoi saponi pregiati contenuti in splendide confezioni. Importantissimi per Pontelagoscuro furono gli zuccherifici; nello stesso anno (1898) iniziarono la loro attività lo Zuccherificio Schiaffino-Roncallo e quello del Conte Gulinelli. Vi era poi un altro zuccherificio, distillerie ed una fabbrica di concimi ed una di etere solforico.
Quando scoppiò la Seconda Guerra Mondiale, Pontelagoscuro divenne un obiettivo da colpire. Nel 1944 i bombardamenti rasero al suolo il paese, abbatterono i ponti e misero fuori uso le fabbriche. Alla fine della guerra il 98% del paese non esisteva più. Si ricostruì a 600 metri dal Po e questa decisione finì per affossare quasi completamente il commercio fluviale.
Negli anni ’60 fu realizzata l’idrovia Ferrarese che permette a grandi navi di risalire il Po di Volano e tramite il canale Boicelli di entrare in Po a Pontelagoscuro ma ciò non ha fatto risuscitare il vecchio porto. Si ricostruirono le fabbriche e Ponte diventò un importantissimo polo chimico ma aveva perso la propria anima antica: molti dei vecchi abitanti erano emigrati e ne erano arrivati di nuovi. Sono passati molti anni ed ora il miracolo è avvenuto: Ponte ha ricreato la sua anima. Vi è un fervore di attività, alcune antiche tradizioni sono state riprese e ne sono sorte di nuove.
IL PALAZZO DELL'ISOLA
All’epoca degli Estensi tra Ferrara e Pontelagoscuro vi era una vasta zona, detta il Barco, incolta e selvaggia perché dedicata alla caccia. A sud-ovest del paese fu edificato un palazzo su di una piccola isola che si trovava in un laghetto formato dalle acque del Canale Nicolino. Il palazzo serviva come appoggio per i cacciatori e per gli ospiti degli Estensi giunti lungo il Po Grande come accadde con Barbara d’Austria nel 1565. Don Alfonso d’Este, fratellastro del Duca Ercole II e zio dell’allora Duca Alfonso II, progettò di trasformarlo in una Delizia cioè in uno dei quei luoghi che gli Estensi creavano per lo svago ed il divertimento della corte. Nel 1587 era pronta ma nello stesso anno Alfonso d’Este morì e nel 1598 gli Estensi dovevano abbandonare Ferrara. In quell’anno vi soggiornarono prima il Duca di Parma e poi Margherita d’Austria, regina di Spagna, recatisi a Ferrara per rendere omaggio al Papa Clemente VIII.
Si giungeva al Palazzo dell’Isola da Pontelagoscuro attraversando una grande prospettiva ed un lungo viale alberato. Il palazzo per gli ospiti era fatto di tante stanzette disposte intorno ad una grande cucina con una scala che conduceva ai piani superiori che viene definita stranissima dallo Zuccaro, che lo visitò nel 1609. La bellezza fiabesca del luogo era data da due minuscole abitazioni, poste tra canaletti e ponti, abitate dai nani di corte, dotati anche di una minuscola gondola e di navi microscopiche per navigare sul laghetto.
Queste casette avevano tetti aguzzi ed erano ornate da vasi e da specchi. Ad ogni angolo vi era una minuscola torretta dal tetto a punta. Ve ne erano di circolari, triangolari e a quattro o cinque lati. Erano talmente piccole che un uomo vi poteva entrare a fatica.
Nei prati circostanti erano sparsi tavolini di marmo perché gli ospiti potessero ristorarsi e poggioli sopra i laghetti per poter agevolmente pescare. Poco distante vi era una montagnola artificiale con molti tipi di alberi e con grotte dove poter godere il fresco. In cima alla colinetta vi era un romitorio; salendovi si incontravano sette minuscoli tempietti.
Negli anni successivi la Delizia dell’Isola andò rapidamente in rovina e fu smantellata nel 1643 durante la guerra dei Barberini, per cui questa è la delizia estense della quale si sa meno.
LA CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA
Per lungo tempo non vi fu a Pontelagoscuro una chiesa parrocchiale. Prima del 1492 la popolazione dipendeva dalla chiesa di San Michele, situata vicino a Confortino, demolita in quell’anno, perché il Duca Ercole I voleva allargare il suo gran parco. Così Pontelagoscuro fu soggetto alla Parrocchia di Santa Maria Maddalena situata al di là dal Po. Nel 1594, dato che il Po ostacolava l’accesso alla chiesa, il Vescovo di Ferrara, Giovanni Fontana, fece parrocchia la chiesa di Pontelagoscuro.
GUERRA DEI BARBERINI
Nel 1641 scoppiò la guerra, detta dei Barberini, fra il Papa ed il Duca di Parma. Anche la Repubblica Veneta si schierò contro il Papa ed occupò il ferrarese transpadano. Si fortificò a S. M. Maddalena il Palazzo della Rizza ma, il 30 luglio 1643, 18 barconi risalirono il canale tra Ferrara e Pontelagoscuro e passato il Po favorirono il transito di 6000 uomini che presero il forte, non ancora terminato, che fu smantellato. Si eresse un altro forte, chiamato Forte San Pietro, che fu subito assediato dai Veneziani. Vi furono sanguinosi scontri e scambi di colpi d’artiglieria fra Pontelagoscuro e S. M. Maddalena.
Si iniziò quindi a costruire due forti a Pontelagoscuro ad est e ad ovest del paese. Quello ad est, realizzato per primo, fu chiamato Forte Santa Maria. L’inizio dei lavori per quello ad ovest comportò la distruzione dei palazzi della Delizia dell’Isola ma nel 1644 fu firmata la pace che obbligò all’abbattimento di tutti i forti.
PONTELAGOSCURO A META' DEL '600
Ecco come appariva Pontelagoscuro visto dall’altra sponda del Po alla metà del ‘600 in una stampa attribuita a Francesco Curti. Il panorama è dominato dalla lunga Via Coperta fatta erigere, pochi anni prima, dal Cardinal Stefano Donghi e che allora consisteva in un porticato aperto ai lati. Alla sua sinistra vi è la Casa della Camera, sede di rappresentanza del Legato. Nel dipinto appare anche un ponte di barche che, a quell’epoca, non esisteva ancora in forma stabile ma che poteva essere assemblato in occasioni particolari come accadde, nel 1655, per il passaggio di Cristina, figlia del Re di Svezia che si recava a Roma e nel 1782 per quello del Pontefice, Pio VI, di ritorno da Vienna. I barconi che risalivano il Po utilizzavano la vela quando vi erano condizioni favorevoli o numerosi rematori quando erano avverse. Dove era possibile potevano essere trainati da cavalli che percorressero la strada sull’argine.
PONTE DI BARCHE E CRISTINA DI SVEZIA
Per molto tempo a Pontelagoscuro non vi furono ponti anche se, in occasioni speciali, furono assemblati dei ponti di barche provvisori. Il primo di questi fu fatto, nel 1655, per il passaggio di Cristina, Regina di Svezia che, convertitasi al cattolicesimo, abdicò e si recò a Roma dove intendeva vivere.
Nel 1782 vi fu il passaggio del Pontefice Pio VI di ritorno da Vienna e così, utilizzando 45 grosse barche, si realizzò un ponte provvisorio. Poi, nel 1799 e nel 1800, gli austriaci iniziarono la costruzione di un ponte di barche per motivi bellici ma i lavori non furono mai terminati. Finalmente, nel 1863, un privato ottenne il permesso di costruire un ponte di chiatte a pedaggio attraverso il confine fra il Regno d’Italia ed il Lombardo-Veneto. Nel 1866 il Veneto entrò a far parte dell’Italia ma rimase il pedaggio. Solo dopo che, l’11 aprile del 1912, venne inaugurato il nuovo ponte in ferro, il vecchio ponte di barche fu smantellato.
LA FABBRICA DI SAPONI CHIOZZA & TURCHI
Nel 1812 Carlo Luigi Chiozza fondò a Pontelagoscuro una Fabbrica Saponi poi acquistata, nel 1817, da Francesco Tranz che, nel 1853, la rivendette a Pietro Chiozza di Trieste.
Cinque anni dopo il chimico Pietro Spannocchi trovò nuovi metodi per produrre saponi pregiati che portarono la fabbrica all’avanguardia per l’Italia.
Nel 1870 la fabbrica di saponi assunse il nome di Chiozza & Turchi. Nel 1882 venne distrutta da un incendio e prontamente ricostruita. Nel 1912 vi lavoravano oltre centocinquanta maestranze specializzate.
La ditta raggiunse una grande fama anche all’estero ed affidò la preparazione dei propri manifesti pubblicitari ad artisti del calibro di Marcello Dudovich, Adolfo Hohenstein, Luigi Dal Monte Casoni.
Nel 1928 la ditta, entrata purtroppo in crisi dopo la Prima Guerra Mondiale, cessò l’attività a Pontelagoscuro e gli impianti vennero trasferiti a Milano per produrre però solo sapone da barba.
PIO IX A PONTELAGOSCURO
Nel 1857 Papa Pio IX fece un lungo viaggio attraverso i domini della Chiesa. Tra i vari scopi del viaggio vi era anche quello di favorire il commercio e l’industria.
Francesco Tranz, sindaco di Pontelagoscuro, si recò a Bologna per invitare il Pontefice a visitare il borgo, così importante per il commercio.
Il Papa giunse il 14 luglio 1857. Tutto il paese era addobbato per l’occasione. Un padiglione aperto di seta rossa era all’ingresso della Via Coperta che sembrava una sala elegante. Un largo panno verde a fiorame nero copriva tutto il tragitto che il Pontefice avrebbe fatto e cioè via Panaro fino alla chiesa e la Via Coperta fino al Palazzo della Dogana.
Il Papa si fermò sotto il padiglione per conoscere i maggiorenti del paese e poi si recò alla chiesa. Infine, raggiunto il Palazzo della Dogana, si affacciò dal poggiolo per benedire la folla immensa radunata sulla spianata del porto e sulle barche ancorate di fronte al palazzo.
IL CHIESUOLINO
Ecco Via Nazionale, la strada principale che arrivava fino alla via Coperta. Quello che appare sulla sinistra è il Chiesolino della Madonna detto popolarmente il Cisulin.
Nella realtà era più distante dall’entrata della via Coperta di come appare ma così si sono idealmente avvicinati due punti importanti del borgo.
Il Chiesolino fu costruito nel 1856 come ringraziamento per il termine dell’epidemia di colera e perché a Pontelagoscuro era stata meno grave che altrove.
Il progetto era dell’ing. Giuseppe Negrelli ed i lavori furono diretti da Luigi Domeneghetti.
Per erigere il Chiesolino si era scelto il punto dove già esisteva un capitello, posto all’ingresso del paese, con una Madonna rinvenuta in uno scavo, tantissimi anni prima, da un certo Romanini.
Il Chiesolino seguì il destino del paese e fu distrutto nei tremendi bombardamenti del 1944. Nel dopoguerra fu ricostruito ma con uno stile diverso.
STAZIONE FF.SS.
La linea ferroviaria Bologna – Ferrara fu realizzata nel 1862 e completata con il prolungamento fino a Pontelagoscuro. I lavori terminarono nell’aprile 1863.
La stazione, che rappresentava il capolinea del percorso era situata nel centro di Pontelagoscuro. Nel dicembre del 1866, dopo la III Guerra d’Indipendenza, in soli tre mesi, fu costruito un ponte provvisorio in legno, per poter far proseguire i treni oltre al Po dove il collegamento Padova – Rovigo era stato inaugurato da pochi mesi (giugno 1866).
Per superare l’argine fu costruita una lunga rampa e spostata la stazione a ben 700 metri dal paese. Si trattava di una stazione provvisoria che fu distrutta da un incendio nel 1873.
Fu allora realizzata la terza stazione di Pontelagoscuro che è quella che vediamo nel dipinto e che fu poi ampliata nel 1902.
L’alto serbatoio accanto alla stazione forniva la grossa quantità d’acqua che serviva allora per le locomotive a vapore.
SCALO FERROVIARIO
Quando, nel 1863, la ferrovia giunse a Pontelagoscuro qui vi era il capolinea. Dopo l’annessione del Veneto al Regno d’Italia (1866) in breve tempo si costruì un ponte ferroviario sul Po e fu quindi necessario trasferire la linea ad est del paese e spostare di 700 metri la stazione perché il treno doveva affrontare una rampa in salita per superare l’argine del fiume.
Rimase così lo spazio per un ampio scalo merci molto utile per il servizio alle numerose ed importanti industrie che era nate o stavano nascendo a Pontelagoscuro e che furono poi tutte collegate con binari alla ferrovia così come fu fatto per la piarda davanti ai magazzini sul Po.
Le ciminiere che si vedono nel dipinto sono quelle degli Zuccherifici Nazionali Eridania (1898) e della Distilleria Italiana (1904) mentre i capannoni industriali che appaiono alla destra del quadro sono quelli della Fabbrica Concimi Chimici (1894).
ZUCCHERIFICIO SCHIAFFINO-RONCALLO (ROMANA)
Nel 1898 la Società Schiaffino, Roncallo & C. acquistò 15 ettari di terreno all’estremità est di Pontelagoscuro e nel 1899 vi costruì un grande zuccherificio.
Lo zuccherificio trattava 5000 quintali di bietole al giorno ma poteva arrivare a 7000. Vi lavoravano 600 operai suddivisi in due turni di 12 ore per una paga di due lire al giorno che poteva arrivare a 4 per i cottimisti.
La fabbrica era collegata alla ferrovia da un raccordo lungo un chilometro e mezzo ed era dotata di un ponte aereo di 300 metri che la metteva in comunicazione col Po.
Successivamente lo Zuccherificio venne acquistato dalla Società Romana Zuccheri e da allora fu conosciuto con questo nome.
Durante la guerra subì pesantissimi bombardamenti ed ingenti danni ma sul suo scheletro sorse nel dopo guerra un nuovo zuccherificio che poi sarà quello a rimanere in attività per più lungo tempo.
ZUCCHERIFICIO CONTE GULINELLI (VIA NUOVA)
Nel settembre del 1898 iniziarono i lavori per la costruzione dello Zuccherificio Conte Gulinelli che venne eretto in soli 140 giorni ed entrò in funzione il 30 agosto 1899.
L’edificio era molto curato esteticamente ed era stato utilizzato anche il vascone in fondo alla via Nuova che era il tratto terminale del Canale Panfilio sopravvissuto al suo tombamento.
Vi lavoravano 200 operai che producevano oltre 500 quintali di zucchero al giorno. I macchinari erano di fabbricazione tedesca e provenivano da Magdeburgo.
Alla fabbrica servivano 400 quintali di carbone al giorno ed una fornitura di acqua pari a tre volte il consumo di tutta Ferrara e così una pompa prelevava tre metri cubi di acqua al minuto dal Po.
Alla fabbrica fu affiancata una distilleria che, utilizzando le polpe delle bietole, produceva alcool e, nel 1906, un modernissimo eterificio che forniva cento ettolitri di etere solforico al giorno.
MERCATO DOMENICALE IN PIAZZA ERBE
Questo dipinto ci mostra Piazza delle Erbe durante il mercato domenicale che vi si svolgeva dal 1879, quando la costruzione del muraglione a difesa dal porto lo aveva sfrattato dalla riva del Po.
Questa piazza era considerata la piazza principale di Pontelagoscuro e si trovava dal lato della Via Coperta rivolto verso Ferrara.
Il Canale Panfilio giunto a Pontelagoscuro, deviava verso est a poca distanza dalla Via Coperta e correva per qualche centinaio di metri parallelo al Po per facilitare l’accesso ai magazzini.
Un tempo però un suo tratto proseguiva diritto fino alla Via Coperta ma, nel 1779, il Cardinal Carafa fece chiudere il pezzo di canale che era di fronte alla via Coperta ricavandone una piazza che, per un po’, fu chiamata Piazzetta Nova assumendo poi il nome definitivo di Piazza delle Erbe.
SOTTO LA VIA COPERTA (24 BOTTEGHE)
La Via Coperta fu costruita nel 1648 utilizzando le pietre del Palazzo dell’Isola, una delle delizie estensi che, dopo la partenza del Duca da Ferrara, era andata rapidamente in rovina.
Era nata come loggiato coperto che univa il Canale Panfilio al Po ed era stata trasformata, nel 1671, in un deposito di merci con l’aggiunta di magazzini sovrapposti alla via, rimasta quindi aperta al passaggio delle persone.
Sui fianchi furono poi aggiunte due costruzioni più basse dove trovarono posto attività commerciali, negozi e caffè che si affacciavano sulla Via Coperta che così si trasformò in una vera e propria galleria coperta in grande anticipo su realizzazioni simili che si vedranno successivamente come la famosa Galleria di Milano.
La via Coperta era lunga oltre 110 metri ed alta al colmo 10 metri. La zona interna era alta sette metri e larga otto. I granai che vi erano sovrapposti avevano un volume di 2500 metri cubi.
VIA COPERTA VISTA DAL PO
Questo è il monumentale ingresso alla Via Coperta dal lato rivolto verso il fiume.
La Via Coperta era stata costruita, nel 1648, utilizzando le pietre del Palazzo dell’Isola che era una delle Delizie Estensi, ed univa il Canale Panfilio al Po.
Nel 1671 furono aggiunti i magazzini sovrapposti alla via fatti costruire dal Cardinale Giovanni Donghi e da lui donati al Monte di Pietà di Ferrara.
Nella facciata verso il Po fu posta una gran lapide di marmo con caratteri di bronzo cubitali; in essa si fa menzione della guerra con i Veneziani e della conseguente rovina del paese.
Si noti, in basso a destra, la donna che prende acqua dal Po che, per molti secoli, fu, assieme a qualche pozzo, la sola fonte idrica del paese. Ciò provocò periodici inconvenienti sanitari, specie nei mesi estivi.
I MANDORLINI DEL PONTE - CAFFE' APOLLO
Il dipinto mostra un momento conviviale all’esterno del Caffè Apollo all’angolo fra via Panaro e la via Coperta. Vi si vede anche il taxi di Rosignoli, prima auto pubblica di Pontelagoscuro.
Il caffè era famoso perché vantava l’Esclusiva Specialità Fabbrica Mandorlini Ditta Ferraguti Giovanni Orazio in quanto vi erano nati i mandorlini del ponte, popolarmente detti mandurlin dal pont, diventati poi una nota specialità di Pontelagoscuro.
La ricetta sarebbe stata inventata da un garzone per poter usare i tanti albumi d’uovo che avanzavano perché che i tuorli servivano per fare i gelati.
Così montandoli a neve con tanto zucchero prodotto dai tre zuccherifici di Pontelagoscuro, aggiungendo mandorle, farina e burro e cuocendo a fuoco basso sono nati i mandorlini.
Il caffè fu distrutto dalla guerra e solo recentemente è ripresa la vendita dei mandorlini, che ora si fregiano di un apposito marchio.
VIA DUCALE - ALBERGO S.PIETRO E BAR CAVALLOTTI
Il dipinto rappresenta l’imbocco di via Ducale visto da Piazza delle Erbe. Questa via collegava Piazza delle Erbe con la Statale Adriatica e consentiva l’accesso al paese a chi giungesse in auto dal Veneto.
L’edificio che si vede sulla sinistra, con eleganti bifore goticheggianti alla veneziana, fu costruito per ospitarvi l’Albergo Moderno (“Da Pietro”) e poi, nel ventennio, fu utilizzato come Casa del Fascismo.
Era stato progettato dall’architetto Prof. Agenore Pezzi di Ferrara (1888 – 1954) che a Pontelagoscuro realizzò svariati edifici tra i quali l’Albergo Croce Verde, la casa Bolognesi e la sede della Società Cacciatori.
Altri progetti di Agenore Pezzi, che però non furono mai realizzati, riguardavano un asilo ed il restauro e la modifica della facciata della Chiesa Parrocchiale.
L’edifico sulla destra ospitava il caffè e ristorante Cavallotti.
IL TAXI A PONTELAGOSCURO (DITTA ROSIGNOLI)
Questo dipinto rappresenta Piazza delle Erbe in un giorno qualsiasi degli anni ’20 del XX secolo e possiamo scorgervi i segni di tutte le novità dovute al progresso giunte in quegli anni a Pontelagoscuro.
Quella più evidente sono i binari della tramvia elettrica che collegava Pontelagoscuro a Ferrara e che era stata costruita nel 1912.
Abbiamo poi un’auto parcheggiata a lato della piazza ma non si tratta di un auto qualsiasi bensì del taxi di Rosignoli, prima auto pubblica di Pontelagoscuro.
Notiamo anche la bicicletta appoggiata ad un muro. E’ un altro segno del progresso che tanta parte avrà poi nel ferrarese.
Meno evidenti sono gli isolatori elettrici vicini al tetto delle case ma si tratta di un altro importante segno del progresso: l’arrivo a Pontelagoscuro dell’energia elettrica avvenuto nel 1917.
1° GIRO AUTOMOBILISTICO D'ITALIA
Questo dipinto rappresenta il passaggio sul ponte di barche dei partecipanti al 1° Giro Automobilistico d’Italia che si svolse dal 27 aprile al 12 maggio 1901.
Non si trattava di una gara di velocità ma di una esibizione sulle potenzialità delle automobili. Il percorso previsto per le auto più veloci (quelle in grado di raggiungere i 30 km/h) andava da Torino a Roma passando per Genova e Firenze e tornava a Milano passando per Perugia, Bologna e Venezia.
A Pontelagoscuro su giunse durante il ritorno nel corso della tappa del 9 maggio 1901 che andava da Bologna a Padova.
Il viaggio fu molto duro e le auto non viaggiavano più in carovana ma sparse così come appaiono nel quadro.
Non vi furono festeggiamenti perché era appena accaduta una disgrazia: una bambina di 11 anni era stata travolta ed uccisa ad Altedo. E’ la prima vittima italiana della strada dovuta ad un incidente d’auto e si chiamava Armida Montanari.
3° GIRO CICLISTICO D'ITALIA
Nel 1911 il Giro d’Italia di ciclismo era alla sua terza edizione e già appassionava gli sportivi che accorrevano al suo passaggio.
Allora il Giro era veramente duro in quanto si correva su strade quasi sempre sterrate ed in condizioni precarie.
Evidentemente, quando si decise l’itinerario della VII tappa, si pensò che andare da Milano a Bologna per la via più breve era troppo facile e così si scelse un itinerario che passava per Bergamo, Brescia, Verona, Vicenza, Padova, Rovigo e Ferrara per una lunghezza di ben 394 chilometri.
La partenza da Milano avvenne alle 3 e 21 minuti di notte. Dopo oltre dieci ore e mezza Eberardo Pavesi passava per primo a Pontelagoscuro, fotografato da Prampolini all’uscita del ponte di barche sul Po.
All’arrivo a Bologna giungeva un gruppetto di nove corridori e vinceva la tappa in volata Dario Beni mentre Pavesi si piazzava al settimo posto.
INAUGURAZIONE DELL'ACQUEDOTTO
Alla domenica Piazza delle Erbe si animava e si riempiva di pontesani in festa. Il ristorante e caffè di Cavallotti predisponeva i suoi tavoli all’aperto sotto grandi ombrelloni che riparassero dal sole gli avventori.
Quella raffigurata, però, non è una qualsiasi domenica ma una ben precisa e cioè quella dell’inaugurazione dell’acquedotto (28 settembre 1902).
Per molti secoli, nonostante la vicinanza al Po, Pontelagoscuro aveva avuto Il problema di assicurarsi un approvvigionamento idrico igienicamente sicuro ed ora con l’inaugurazione dell’acquedotto il problema era risolto.
L’edifico ottagonale che compare nella destra del dipinto e che sembra un antico torrione medievale in realtà era stato appena costruito in quanto si tratta del terminale dell’acquedotto.
L’acqua fornita alla popolazione era particolarmente buona perché arrivava da pozzi ai piedi delle colline bolognesi e precisamente da Castelfranco Emilia.
INAUGURAZIONE TRANVIA ELETTRICA
Nel corso dei secoli i collegamenti fra Pontelagoscuro e Ferrara erano migliorati seguendo il progresso. Il ‘600 era stata l’epoca del Canale Panfilio la cui costruzione era iniziata nel 1601.
Il ‘700 era stata l’epoca della strada grande che univa Ferrara a Pontelagoscuro che era stata costruita nel 1766.
L’800 era stata l’epoca della ferrovia. Nel 1863 il treno giungeva a Pontelagoscuro che, per qualche anno, fu il capolinea della linea Bologna – Ferrara – Pontelagoscuro e nel 1871 venne inaugurato il ponte ferroviario in ferro.
Nel ‘900 era giunto il momento della tramvia elettrica che fu inaugurata sabato, 23 marzo 1912. La tramvia però era pronta prima che a Pontelagoscuro giungesse l’energia elettrica. Per questo motivo fu necessaria una sottostazione di trasformazione che era ospitata nella piccola costruzione che si vede alla sinistra del tram.
CAPOLINEA DEL TRAM IN PIAZZA ERBE
Ecco come appariva Pontelagoscuro a chi vi giungesse da Ferrara. Quella raffigurata è via Nazionale che conduceva alla Piazza delle Erbe ed alla via Coperta il cui ingresso è messo in speciale evidenza dall’artista.
La strada sulla destra di via Coperta è via Gloria che entrava sul fianco della via Coperta.
A destra della piazza vi era al Piazal per le soste delle fiere e del circo confinante con Via Nuova. Di seguito, parallela a via Nuova, vi erano via Pentimento e poi Via Piacere
All’inizio di via Nazionale vi era il capolinea della tramvia elettrica, inaugurata nel 1912, che assicurava il collegamento con Ferrara.
L’edificio di fianco al tram è la cabina di trasformazione per la linea del tram. Il doppio binario serviva per lo scambio e la sosta.
La linea fu soppressa durante il Secondo Conflitto Mondiale per ricuperane i binari per l’iniziativa “Oro e ferro alla Patria” ed il tram sostituito da un autobus a carbonella.
LO CHALET - AL SALE'
Alla fine degli anni ’20, in una zona libera all’inizio di via Panaro fu realizzato un Salone Estivo dove poter ballare e divertirsi.
Era coperto ma con ampie aperture laterali ed offriva una magnifica vista sul Po. Ebbe subito un grande successo ed era frequentato da molti ferraresi vista la comodità della tramvia.
Inoltre, al di là del Po, vi era una grande spiaggia detta “La Giarina” che d’estate era frequentatissima data la lontananza dal mare (a quei tempi per andare da Ferrara a Portogaribaldi occorrevano quattro ore ed un quarto di treno).
Era quindi del tutto naturale che i gitanti, dopo una giornata trascorsa alla Giarina si trasferissero al Salone Estivo, detto popolarmente Al Salé, per ristorarsi e divertirsi.
LE SCUOLE E LA DELEGAZIONE (VIA PANARO)
Il dipinto rappresenta Via Panaro in un momento antecedente al 1912. Vi compare infatti il ponte di barche nato nel 1863 e rimasto in funzione fino al 1912.
Via Panaro era l’ingresso ovest del borgo per chi vi giungesse camminando lungo la strada sull’argine. Qui però ci troviamo appena oltre Piazza Pace, la grande piazza della chiesa parrocchiale, che si troverebbe subito a destra dell’osservatore.
La casa gialla che vediamo a destra faceva angolo con Piazza Pace e vi abitava la signora Lisa che era la maestra del doposcuola.
La casa diritta sul davanti è quella vicino alla quale successivamente sarebbe stato realizzato Al Salé, un Salone estivo sul Po. Al piano terra vi era la delegazione e al piano superiore le scuole elementari.
Successivamente a sinistra vi erano le poste, mentre, dove termina la strada si vedono le arcate che sono parte del lato ovest della via Coperta.
BORGO TAVERNELLO
Ecco come appariva Pontelagoscuro visto da ovest. Il gruppo di case in primo piano è Borgo Tavernello che, seppur antico, è di origine più recente del resto del paese ed ha preso il nome da una strada che passava di lì.
Attaccato a Borgo Tavernello e dalla parte opposta rispetto al Po, vi era il cimitero del paese realizzato in epoca napoleonica quando le leggi proibirono di seppellire i defunti delle chiese.
In secondo piano vediamo la Chiesa Parrocchiale, che nasconde alla vista il resto del paese.
La Chiesa fu edificata nel 1601 a quelli che allora erano i margini del paese che fino ad allora si era sviluppato più ad est, tant’è che, fino a tempi relativamente recenti, dietro alle poche case che univano la Chiesa alla via Coperta rimase libera una vasta area ortiva.
La facciata della Chiesa era rivolta verso il Po e la vasta piazza che vi era davanti si chiamava Piazza Pace.
MURAGLIONE A DIFESA DALLE INONDAZIONI
Buona parte del borgo di Pontelagoscuro era costruito al di là dell’Argine Maestro e ciò, anche se esentava molte case e magazzini dal pagamento alla Confederazione dei Lavorieri degli oneri previsti, esponeva gli edifici a periodici allagamenti durante le piene.
Per questa ragione, nel 1879, fu costruito un muraglione a difesa del paese. Il muraglione fu accuratamente progettato perché lo scarico delle acque reflue fluisse in Po bloccandone però il passaggio durante le piene.
Per permettere il libero passaggio delle persone e delle tante merci che transitavano per il porto, nel muraglione, vi erano quattro aperture ma, come si vede anche nel dipinto, nei fianchi delle aperture vi erano delle fessure, con i bordi protetti dal marmo, dove poter infilare, subito prima delle piene, due file di tavoloni spessi ben 20 centimetri fra i quali comprimere poi della terra per impedire il passaggio delle acque.
IL PORTO FLUVIALE
Per secoli tutta la ricchezza di Pontelagoscuro è derivata dal commercio fluviale e quindi dal suo porto. Prima dell’invenzione del vapore i barconi venivano trainati lungo i canali da cavalli che camminavano su di una strada che correva a fianco del canale e che era detta strada alzaia o restara.
In Po invece si navigava a vela o a remi con ovvie difficoltà a risalire la corrente anche se un bravo pilota sapeva sfruttare i punti dove la corrente era meno forte.
Per il porto di Pontelagoscuro transitava una grande quantità di merci e vi avevano quindi sede degli importanti uffici doganali di fronte ai quali vi era anche un piccolo faro.
Con lo sviluppo delle barche a vapore fu possibile trasportare una maggior quantità di merci, più velocemente e con minor spesa, utilizzando dei rimorchiatori fluviali che trainavano un gran numero di chiatte.
UN RIMORCHIATORE
Il primo piroscafo a vapore giunse a Pontelagoscuro già nel 1820. Si chiamava Eridano ed fu il primo battello a vapore a solcare le acque del Po.
L’utilità del vapore per la navigazione sul Po fu subito evidente ma, dato l’alto costo sia dei piroscafi, sia del loro funzionamento, inizialmente il vapore venne riservato ai passeggeri ed alle merci più pregiate ma, già alla metà dell’ottocento, alcune compagnie di navigazione a vapore avevano la loro sede a Pontelagoscuro.
Per ridurre i costi si utilizzarono dei rimorchiatori per trainare una fila di chiatte fluviali, spesso poste su due o addirittura tre file per limitare la lunghezza del traino e così fu possibile trasportare grandi quantità di merci con una piccola spesa.
I rimorchiatori non potevano fermarsi facilmente e ciò obbligava gli addetti ai ponti di barche alla massima celerità quando dovevano aprire un varco per il loro passaggio.
BOMBARDAMENTO VIA COPERTA
A Pontelagoscuro vi erano i due ponti sul Po (ferroviario e stradale), il porto fluviale, uno scalo merci e svariate industrie.
Solo i ponti sul Po si potevano considerare obiettivi strategici perché le industrie non producevano materiale bellico. La Distilleria Eridania aveva prodotto alcol per autotrazione ma dal 1941 gli impianti erano stati trasferiti ad un nuovo impianto a Fiorenzola d’Arda.
Per gran parte della guerra sia Ferrara, sia Pontelagoscuro furono lasciate in pace ma il 29 dicembre 1943 ed il 28 gennaio 1944 due spaventosi bombardamenti devastarono Ferrara facendo più di 500 morti.
Stranamente però fu devastato il centro cittadino e Pontelagoscuro ed i ponti sul Po non furono attaccati.
Passarono sei mesi e poi il 10 giugno 1944 una vasta area fu sottoposta a spezzonamento cioè ad un bombardamento con piccole bombe del tutto inadatte a distruggere i ponti.
Questa volta fu colpita anche Pontelagoscuro dove sette pontesani morirono sul colpo e vari furono feriti. La Via Coperta fu danneggiata e fu distrutto il negozio del barbiere oltre ad altre case più distanti.
Il 3 luglio il 340° Gruppo da bombardamento medio della 57ª Brigata aerea attaccava un deposito di carburante e da lì in poi era un susseguirsi di attacchi: altri undici solo in luglio e moltissimi in agosto.
Il paese era gravemente danneggiato ma non ancora distrutto e furono le incursioni del 23, 24, 26 e 27 agosto 1944 quelle che rasero al suolo il paese, abbattendo sia il ponte ferroviario che quello stradale e mettendo fuori uso le fabbriche.
Fortunatamente la popolazione aveva abbandonato da tempo lo sfortunato paese e ciò limitò le perdite umane anche se, successivamente, vi furono alcuni uccisi dallo scoppio di bombe inesplose.
Nonostante non vi fosse più nulla da distruggere i bombardamenti non cessarono del tutto ed il paese fu ancora colpito il 29 agosto, il 5 settembre ed il 22 novembre.
Alla fine erano rimaste in piedi solo alcune case appoggiate all’argine e tre alte ciminiere che evidentemente potevano cadere solo se colpite in pieno dato che sono progettate per resistere a forti venti.
Fino alla Liberazione Pontelagoscuro fu un paese fantasma e l’ultimo pontesano che perdette la vita in una escursione aerea cadde alle dieci di mattina del 24 aprile 1945.
AUTOCOLONNA DEGLI ALLEATI NEL PAESE DISTRUTTO
I genieri sudafricani furono i primi a giungere a Pontelagoscuro ma, una volta montato lo Springbok Bridge, furono trasferiti sull’Adige.
A Pontelagoscuro giunsero quindi gli americani che occuparono il paese o per meglio dire la spianata spettrale, cosparsa di macerie, pietre e pezzi di mattone, che c’era al posto di Pontelagoscuro e che qualcuno chiamò Cartagine padana per evidenziarne la distruzione totale.
Della Via Coperta non rimanevano nulla e della Chiesa Parrocchiale restava solo uno spezzone di muro. La distruzione venne valutata al 98%, pari a quella di Montecassino e superiore ad ogni altra località italiana.
Gli americani costruirono una strada che aggirava ad est Borgo Tavernello e assemblarono un ponte di barche attraverso il Po.
Il nuovo ponte ferroviario fu pronto solo nel 1949 e per quello stradale ci volle ancora di più. Il paese fu ricostruito a 600 metri dal Po e ciò decretò la fine del porto fluviale.
