LA VIA COPERTA – INTERNO
LA MEMORIA RITROVATA
6. La Via Coperta - Interno
⇒ PANORAMICA
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Realizzata nel 1648, la Via Coperta era molto più di un semplice passaggio: era il cuore pulsante di Pontelagoscuro. Sotto il lungo porticato, che collegava il porto sul Po al canale navigabile per Ferrara, transitavano ogni giorno mercanti, barcaioli, viaggiatori e lavoratori. Tra queste mura scorrevano merci provenienti da terre lontane, custodite nei magazzini sovrastanti costruiti nel 1671. Riparo dalle intemperie e crocevia di incontri, commerci e racconti, la Via Coperta accompagnò per secoli la vita del borgo, diventando il simbolo della sua prosperità e della sua profonda vocazione mercantile.
⇒ LA GRANDE STORIA
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1648: Il Card. Donghi erige la via Coperta
Nel 1647 per volere del Cardinale Giovanni Stefano Donghi, che fu legato pontificio a Ferrara tra il 1644 e il 1648, (allora il governo di Ferrara dipendeva direttamente dallo Stato Pontificio dopo la devoluzione del 1598), iniziò la costruzione della celebre Via Coperta di Pontelagoscuro che terminò l’anno successivo.
Si trattava di un monumentale porticato lungo oltre 110 metri. La struttura nacque proprio con la funzione di grande magazzino/granaio pubblico per lo stoccaggio delle merci e divenne il cuore pulsante del porto fluviale.
Non si trattava infatti di un semplice passaggio, ma di un lunghissimo e monumentale porticato composto da ben 143 archi sostenuti da altrettante colonne in marmo che nasceva per proteggere le attività commerciali e di stoccaggio delle merci collegate al porto sul fiume Po, fungendo da grande magazzino/granaio pubblico in un’area nevralgica per i traffici tra Ferrara e Venezia.
C’è chi scrisse che la via Coperta venne edificata con le pietre del palazzo ducale che sorgeva nell’Isola ma la stessa cosa era stata detta per i forti costruiti durante la guerra di Castro pochi anni prima.
La via Coperta era nata come loggiato coperto che univa il Canale per Ferrara, che da poco tempo veniva chiamato Panfilio, al Po. Era quindi libera sui due lati lunghi senza costruzioni vicine.
1647: il Card. Donghi erige il Loggiato dei Cappuccini a Comacchio
Sempre nel 1647, il cardinale Donghi fu il committente di un’altra opera straordinaria, questa volta a Comacchio: il lunghissimo portico che unisce il centro abitato al celebre Santuario di Santa Maria in Aula Regia. anche in questo caso l’architettura riprende il modulo grandioso del porticato continuo e senza costruzioni sui lati, strutturato con 143 archi e colonne marmoree.
Il Card. Donghi e i loggiati
Può darsi che il Cardinal Donghi sia stato ispirato alla costruzione di questi lunghissimi portici dall’aver visto, quando era ancora studente presso l’Università di Bologna, la costruzione del portico degli Alemanni a Bologna.
Il portico fu edificato a partire dal 1619 e completato nel 1631. Nacque per collegare la città (partendo da fuori Porta Maggiore) al Santuario di Santa Maria Lacrimosa degli Alemanni.
È considerato il più antico portico di Bologna costruito fuori dalla cerchia delle mura cittadine ed è composto da ben 167 arcate per una lunghezza di circa 650 metri.
Lo scopo di questi due porticati però era ben diverso da quello della via Coperta, infatti i porticati di Comacchio e di Bologna erano stati pensati per consentire ai pellegrini e ai cittadini di raggiungere il santuario riparati dal sole o dal maltempo mentre quello di Pontelagoscuro faceva sì che le merci che dovevano essere scaricate dalle barche lungo il Po e portate a quelle sul cavo per Ferrara e Bologna o viceversa, non si bagnassero con la pioggia.
La funzione della Via Coperta
Come detto sopra, il loggiato a Pontelagoscuro faceva sì che le merci che dovevano essere scaricate dalle barche lungo il Po e portate a quelle sul cavo per Ferrara e Bologna o viceversa, non si bagnassero con la pioggia.
Era necessario questo trasbordo perché il cavo per Ferrara non era in diretta comunicazione con il Po essendo impossibile e pericoloso costruire una chiusa vinciana considerata la variazione dei livelli e impossibile anche il pensare di spostare le barche dal Po al Cavo e viceversa utilizzando degli argani, cosa che era stata studiata dall’Aleotti ma mai realizzata.
Tra le merci che venivano che passavano per la via Coperta in grande quantità vi era il grano che era trasportato in sacchi che venivano scaricati uno alla volta sulla schiena dei Facchini e che avrebbero sofferto moltissimo la pioggia.
La via Coperta era lunga oltre 110 metri ed alta al colmo dieci metri ma vi furono sovrapposti dei granai che avevano un volume di 2500 metri cubi per cui la zona interna era alta sette metri e larga otto.
La Loggia del Grano di Comacchio
L’idea di sovrapporre dei magazzini per il grano al porticato potrebbe essere stata ispirata al Cardinal Donghi dalla “Loggia dei Mercanti” (spesso chiamata anche Loggia del Grano) a Comacchio che faceva parte del territorio di sua competenza.
L’edificio originario della Loggia del Grano fu commissionato e fatto costruire qualche decennio prima, nel 1621, da un altro legato pontificio, il cardinale Giacomo Serra, ed era nato per essere un deposito di riserva e distribuzione del grano a favore dei poveri della città lagunare mentre la loggia sottostante permetteva ai mercanti di incontrarsi condurre i loro affari.
Pontelagoscuro hub logistico del grano
Il grano transitava in grande quantità per la via Coperta perché per l’impaludamento di gran parte del ferrarese vi furono varie carestie per cui si rese necessario importare molto grano da Ancona e Senigallia e dal 1628 al 1680 furono fatte ingenti spedizioni di grano.
Si preferì risalire il Po Grande ed attraccare a Pontelagoscuro anziché risalire il Po di Primaro ed attraccare direttamente a Ferrara, forse anche per ragioni economiche: infatti, nel 1602, era accaduto che una analoga spedizione di grano da Ravenna a Ferrara, per soccorrere il popolo dopo una carestia, aveva dovuto pagare delle tasse di transito non solo ad Argenta come accadeva da secoli, ma anche a Filo che le aveva pretese ed ottenute in questa occasione.
La Via Coperta: da loggiato a galleria di attività
Col tempo sui fianchi furono poi aggiunte due costruzioni più basse dove trovarono posto attività commerciali, negozi e caffè che si affacciavano sulla Via Coperta che così si trasformò in una vera e propria galleria coperta in grande anticipo su realizzazioni simili che si vedranno successivamente come la famosa Galleria di Milano.
La via Coperta divenne così il punto di ritrovo di tutta Pontelagoscuro dove si incontravano i mercanti ma non solo per cui furono poi anche posti dei tavolini con le seggiole dove si poteva spostare e bere un boccale di vino. Vi fu un notaio di Francolino che veniva in certe date prestabilite a Pontelagoscuro per seguire i suoi clienti e si sedeva appunto a un tavolino lungo la via Coperta dove sorbiva però il caffè che, all’inizio del Settecento, era ancora una bevanda esotica per cui veniva servito dalla locale … farmacia.
La Dogana di Pontelagoscuro
Di fianco alla via Coperta sorgeva il palazzo della Dogana che era molto importante in quanto, anche se Santa Maria Maddalena faceva parte dello Stato della Chiesa, Pontelagoscuro si trovava sul confine fra lo Stato Pontificio e la Repubblica Veneta perché i passeggeri entravano in Po a Polesella che faceva parte della Repubblica di Venezia per cui, al loro sbarco a Pontelagoscuro, venivano eseguiti i controlli sui passaporti ed i pagamenti degli eventuali dazi doganali.
Per facilitare il traffico passeggeri si agiva in un modo molto moderno simile a quello che vige oggi in molti aeroporti dove vi è una porta per chi non ha nulla da dichiarare. A Pontelagoscuro non vi erano le due porte ma, molto semplicemente, chi aveva qualcosa da dichiarare entrava nell’edificio della Dogana che era di fianco al punto di sbarco e chi non aveva nulla attraversava la via Coperta e se ne andava per i fatti suoi.
1755: Goldoni fermato dalla Dogana a Pontelagoscuro
Specie a chi aveva molti bagagli poteva però accadere di essere controllato all’uscita del paese e di essere multato se non era in regola. E’ quello che accadde a Carlo Goldoni che, nel 1755, venne fermato per non aver dichiarato cioccolata, caffè e candele.
Per altro il Goldoni se la cavò con poco perché l’ufficiale di Dogana era un appassionato delle sue commedie e dopo aver visto dai documenti di chi si trattava, cercò di aiutarlo come poteva. Carlo Goldoni racconterà poi questo episodio nelle sue memorie.
Il Caffè Apollo e i Mandurlin dal Pont
All’angolo fra via Panaro e la via Coperta si trovava il locale della ditta Fumana dalla Clementa (poi diventata il famosissimo Caffè Apollo). Il pasticcere Giovanni Orazio Ferraguti, per non sprecare i grandi quantitativi di albumi d’uovo avanzati dalla produzione dei suoi rinomati gelati, inventò i Mandurlin dal Pont (Mandorlini del Ponte).
A quel tempo la base per fare i gelati non era il latte come al giorno d’oggi bensì il tuorlo d’uovo e si dice che fossero molto più buoni degli attuali ma poi la cosa fu abbandonata dato che andavano usate uova fresche e c’è il rischio della salmonella. Particolarmente rinomato era il gelato al cioccolato del caffè Apollo.
Una volta tolti i tuorli rimanevano grandi quantità di albume e per un certo periodo questi albumi furono regalati allo orfanotrofio che li utilizzava per fare delle frittate (non so quanto apprezzate dagli orfanelli).
Si dice che un garzone ebbe l’idea di riutilizzarli e così nacque l’idea dei Mandorlini e lo sviluppo della ricetta utilizzando le mandorle che allora avevano un costo molto basso e lo zucchero prodotto in grande quantità proprio a Pontelagoscuro.
Così montando gli albumi a neve con tanto zucchero prodotto dai tre zuccherifici di Pontelagoscuro, aggiungendo mandorle, farina e burro e cuocendo a fuoco basso sono nati i mandorlini.
1915: La tranvia sotto la Via Coperta per trasporto feriti
La via Coperta era talmente larga che, durante la Prima Guerra Mondiale, fu possibile far passare al suo interno un binario per permettere al tranvia, che congiungeva Pontelagoscuro a Ferrara, di raggiungere le rive del Po.
La tranvia Ferrara – Pontelagoscuro rivestì un ruolo umanitario e logistico di primaria importanza per il trasporto dei soldati feriti al fronte in quanyo, in origine, la linea si arrestava a Pontelagoscuro nei pressi della Via Coperta. Con l’aggravarsi del conflitto e l’afflusso continuo di militari feriti proveniente dal fronte nord-orientale, venne realizzato un prolungamento temporaneo dei binari: la linea fu fatta passare proprio attraverso le arcate della Via Coperta per raggiungere direttamente la sponda del Po.
I soldati feriti, evacuati dalle zone di combattimento del Veneto e del Friuli, venivano trasportati lungo il fiume Po a bordo di imbarcazioni, chiatte e navi ospedale della Croce Rossa per evitare i continui scossoni dei trasporti su strada.
Una volta giunti all’imbarcadero di Pontelagoscuro, i feriti venivano sbarcati e posizionati con le barelle direttamente sulle vetture tranviarie riadattate (o carrelli barellati). Grazie allo scorrimento fluido dei veicoli su rotaia, il viaggio di circa 7 km verso il centro di Ferrara risultava decisamente meno traumatico e doloroso rispetto ai carrozzoni dell’epoca.
Le vetture tranviarie trasportavano i feriti direttamente fino all’Ospedale Sant’Anna (all’epoca situato in corso Giovecca), che era stato attrezzato come grande centro ospedaliero di riserva per le truppe. Durante la guerra, il Sant’Anna curò oltre 55.000 militari feriti o ammalati provenienti dalle linee di combattimento.
La tranvia che attraversava la via Coperta costituì quindi un vero e proprio “corridoio sanitario” su ferro, fondamentale per liberare rapidamente gli imbarcaderi fluviali e garantire cure tempestive senza sottoporre i soldati a ulteriori sofferenze fisiche.
Il novecento, le attività e la distruzione del 1944
Su quali e quanti fossero gli esercizi commerciali che aprivano le loro vetrine sulla via Coperta gli storici pontesani non concordano ma bisogna tener conto che questo dato è cambiato continuamente nel tempo.
Nella “Guida illustrata di Pontelagoscuro”, pubblicata nel 2011, è stato è stato messo il numero di 24 botteghe che si aprivano sulla via Coperta.
La via Coperta fu poi completamente distrutta durante i bombardamenti del 1944 e le sue macerie rimosse mentre sottoterra sono rimaste solo le fondamenta degli archi

